Il coraggio e la tenacia di donne green che hanno combattutto o stanno combattendo per la salvaguardia dell'ambiente. Vi raccontiamo la storia di 4 donne che vogliono cambiare il mondo con piccoli e grandi gesti.
Erin Brockovich, quella vera, è arrivata in Grecia per salvare il fiume Asopo. Ma cosa c’entra la battagliera Erin con la Grecia? C’entra, perché proprio nella terra degli dei la Brockovich, allertata dai Verdi e dalle organizzazioni ecologiste elleniche, ha ritrovato il suo vecchio nemico: il cromo esavalente.
Lo stesso veleno chimico che ha combattuto nella regione di Hinkley, in California, dove migliaia di persone si sono ammalate di cancro e poi morte per avere bevuto le acque contaminate dall’azienda Pacific Gas and Electric Company.
La vicenda, conclusasi con un maxi risarcimento alle vittime in seguito alla battaglia legale della Brockovich, ha fatto il giro del mondo dopo essere stata portata sul grande schermo da Julia Roberts, che vinse l'oscar nel 2000 proprio per l'interpretazione della bionda attivista ambientalista.
Ora il cromo esavalente e altri metalli pesanti come il nickel sono stati individuati in quantità fino a 100 volte superiori a quelle consentite dalla legge nel fiume Asopo, in Beozia, nella Grecia centrale. Un fiume dove anni fa si poteva nuotare, dove si pescavano pesci e che nasce sul monte Cicerone, quello che gli antichi credevano fosse la patria delle Muse. Un fiume che disseta decine di migliaia di persone nella parte alta del suo corso, ma attraverso le falde acquifere sotterranee, anche milioni di ateniesi.
Il 15 aprile scorso la Brockovich è intervenuta ad un convegno tenuto dagli europarlamentari Verdi a Bruxelles. “La morte scorre nell’Asopo”, ha dichiarato anche nel proprio website. “L’acqua è rossa, a causa dell’alto contenuto di cromo esavalente scaricato da circa 85 fabbriche della regione nel fiume insieme ai propri rifiuti industriali".
Nella cittadina di Oinophita, in cui abitano 30mila persone, i casi di cancro sono aumentati dal 1989 ad oggi dal 6% al 32%. E nonostante il sindaco abbia dichiarato l’acqua potabile non sicura, i suoi concittadini non hanno altre risorse. Anche il canale tv Sky, uno dei più seguiti in Grecia, ha attivato a febbraio l’iniziativa SOS ASOPOS per mostrare video, analisi chimiche e raccogliere firme, già 30mila.
A gennaio da Bruxelles persino il commissario europeo per l’Ambiente Stavros Dimas (greco anche lui) ha condannato la Grecia per non avere impedito alle fabbriche di usare il fiume come discarica.
Pensate che a Chrisopygì (in greco significa, ironia del destino, “Sorgente dorata”) il livello di veleno arriva a 76 ppb - parts per billion, mentre nel comune di Aulide addirittura a 100 ppb. Il livello ammissibile per la salute è 0 ppb. Il primo grande allarme è arrivato con le analisi fatte dalla facoltà ateniese di Agraria, nel settembre del 2007, sulle falde acquifere che dalla Beozia arrivano in Attica, ossia nella regione di Atene. Nel frattempo, cromo e altre sostanze tossiche come il nickel e il bario sono state trovate non solo nelle falde acquifere e nell’acqua potabile, ma anche nelle carote, nei fagiolini e nelle cipolle vendute ogni giorno nei supermarket ateniesi, provenienti nei campi irrigati con le acque dell’Asopo. La battaglia di Erin e degli ecologisti greci continua.
Ma Erin Brockovich non è l'unica donna che combatte per la salvaguardia dell'ambiente.
Presso il Rio Pastaza, affluente del rio delle Amazzoni situato in Ecuador, a causa dell'abbondante presenza di petrolio, si è verificata una vera a propria invasione di aziende petrolifere. Questo fenomeno è risultato fortemente destabilizzante per le comunità indigene, e le donne Huaorane si sono rese conto per prime dell’emergenza che le attività petrolifere stavano diffondendo: infezioni cutanee, cefalee e cancro, che nelle zone petrolifere ad oggi arriva a causare il 32% dei decessi (oltre il doppio della media nazionale).
Le testate latinoamericane titolarono: “Indigene dichiarano guerra a Petrobas in difesa delle loro terre”; “Donne vittime del petrolio e protagoniste della resistenza”. Decise a sottrarre i figli al lavoro sottopagato, consapevoli dei rischi ambientali e sanitari, hanno affiancato e sollecitato gli uomini nell’opposizione all’apertura dei pozzi al settimo Congresso del Popolo Huao.
La posizione femminile ufficiale fu espressa nel 2005 dall’Associazione delle Donne Wuaorani dell’Amazzonia Ecuadoriana, costituita dal Consiglio Nazionale delle Donne Ecuadoriane con ruolo propositivo e l’obiettivo di migliorare la qualità della vita difendendo i valori tradizionali.
La Presidente, Alicia Cahuiya, sollecitò la rescissione dei contratti petroliferi, la visita del Relatore Speciale per i diritti indigeni e la moratoria decennale delle attività petrolifere. Seguirono inchieste, denunce e manifestazioni a partecipazione femminile.
Di pari passo alla lotta contro gli insediamenti petroliferi, negli ultimi anni gli indios si sono focalizzati fortemente sul mondo del turismo sostenibile. Gli indios credono che l’autogestione giovi alla conservazione del territorio e offra opportunità di guadagno. Riservano ospitalità e premura a turisti selezionati, interessati a conoscere la realtà locale e disposti a offrire aiuto e assistenza.
Gli Huaos non inseguono i sogni di benessere del mondo civilizzato, ma aspirano a vivere con dignità, secondo scelte e valori propri, nel modo corretto d’intendere la Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo (1992).
Ma non è finita qui.
Ricordate Julia Butterfly Hill, la ragazza della sequoia? Julia è diventata nota perché per oltre due anni, dal dicembre del 1997 al dicembre del 1999, ha abitato su una sequoia di sessanta metri, accampata su una stretta piattaforma, munita solo dell’essenziale per la sopravvivenza; ha affrontato freddo e tempeste, malattie e disagi, minacce e veri e propri attentati. Il tutto per salvare Luna, la sequoia millenaria destinata ad esser abbattuta insieme alla foresta circostante, nel nord della California, da parte della Pacific Lumber Company.
Julia è scesa dalla sequoia dopo aver raggiunto l’accordo per la salvezza di Luna e delle sequoie circostanti, accolta dal suo gruppo di sostegno e dalle molte persone che si sono aggiunte al suo fianco nel tempo, con solidarietà e coraggio. Ha fondato l’associazione Circle of Life e oggi viaggia in tutto il mondo, per racconta il suo amore per la foresta, la sua voglia di vivere e di vincere, la sua fiducia in se stessa e le calma sicurezza con cui rifiuta di lasciarsi inglobare in strategie e ideologie che non le appartengono. Ancora oggi, lei che è diventata un simbolo del movimento ecologista, non fa parte di nessun gruppo. Date un'occhiata alla video-intervista qui a sinistra.
Un'altra donna, un'altra storia, un altro continente, la stessa passione: Wangari Maathai, è stata premio nobel per la Pace 2004. Un premio per la Pace ad una ambientalista, ad una donna che con la sua organizzazione Green Belt ha fatto piantare, in venticinque anni, oltre trenta milioni di alberi nell'Africa equatoriale e subequatoriale. Ha lottato con tutte le sue forze, fino a subire la galera, per evitare che la grandiosa riserva centrale di Nairobi l'Uhuru Park fosse cementificata; che ha convinto centinaia di donne a piantare alberi, perchè con essi avrebbero protetto la loro vita ed il loro futuro!
Una donna scomoda per il governo Keniota nel '90 e una ribelle per i colleghi dell'Università di Nairobi dove insegnava. Qualcuno potrebbe obiettare... ma che c'entra la Pace con gli alberi? Piantare alberi è la forza e l'impegno a rispettare e migliorare l'Ambiente contro la forza della distruzione.
Gesti forti, impegnativi quelli di queste donne e di tante altre che hanno combattuto o stanno combattendo le proprie battaglie green.
E le nostre battaglie quotidiane? Non necessitano di grandi gesti e neanche troppo impegnativi...i piccoli gesti sono il vero motore di un grande cambiamento! Un piccolo gesto può diventare grande se ripetuto ogni giorno da tante persone.
Sonia Scommegna
Tags: clima e ambiente, salvaguardia ambiente,





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