
Ambiente ed inquinamento. I fiumi del nostro Paese sono malati, ed anche in forma grave. Su trenta, ben ventisei versano in condizioni molto preoccupanti. Il dato è stato diffuso dal WWF nel corso del convegno Fiumi d’Italia svoltosi a Palazzo Valentini a Roma.
Quale la causa del cattivo stato di salute dei fiumi della nostra Penisola? Non è difficile immaginarlo, purtroppo. La responsabilità va attribuita esclusivamente all’azione dell’uomo, che con opere di cementificazione selvaggia, con l’utilizzo di discariche abusive ed il versamento nelle acque di sostanze altamente nocive come l’amianto, con l’abbandono della cura e della manutenzione dei corsi d’acqua, ha permesso che i fiumi venissero pesantemente inquinati.
Cosa fare allora? E’ necessario correre ai ripari, ed è necessario farlo con urgenza. Ad affermarlo, nel corso del convegno, è stato il Presidente di WWF Italia, Stefano Leoni, che ha insistito sulla necessità di un impegno collettivo per la riqualificazione dei fiumi italiani. Già il WWF si sta impegnando in questo senso, attraverso un accordo stretto con i pescatori e gli ambientalisti dello Spinning Club Italia e soprattutto per mezzo di diversi progetti finalizzati ad intervenire per il ristabilimento del buono stato di salute delle acque, tra cui la riforestazione del Po nel mantovano ed una serie di programmi volti a sensibilizzare gli studenti al rispetto per l’ambiente che si svolgeranno nel Lazio, sul fiume Aniene. La meta da raggiungere è ancora molto lontana: la Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE prevede che entro il 2015 venga raggiunto l’obiettivo di un buono stato ecologico degli ecosistemi d’acqua dolce. Al momento i fiumi trovati in buone condizioni sono soltanto quattro: il Tagliamento in Friuli Venezia Giulia, il Melfa nel Lazio, l’Angitola e il Ciane in Calabria.
Francesca Di Giorgio





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