
Il Decreto Rinnovabili, se approvato così come presentato in bozza, rischia di paralizzare il settore del fotovoltaico, dell’eolico, e tutto il settore della neonata Green Economy in Italia.
Ma facciamo chiarezza, cosa sta succedendo in Parlamento, e quali sarebbero le possibili conseguenze?
Il 5 Marzo si voterà una bozza di decreto, il cosiddetto “Decreto Romani”, che prevede che “a decorrere dal 1 gennaio 2014 non verrà rinnovato il conto energia. Nel caso di raggiungimento anticipato dell’obiettivo specifico per il solare fotovoltaico, fissato a 8.000 MW per il 2020 è sospesa l’assegnazione di incentivi per ulteriori produzioni da solare fotovoltaico”.
Il tetto di 8000 MW potrebbe venire raggiunto già entro l’estate, e ciò comporterebbe un blocco dei progetti autorizzati e in corso di autorizzazione e persino dei cantieri aperti: questo perché le banche potrebbero decidere di non finanziare ulteriormente progetti che rischierebbero di non rientrare nella soglia massima fissata. Soglia che risulta essere largamente inferiore a quella, ad esempio, della Germania, e che contraddice di fatto quanto raccomandato dalla Commissione Europea lo scorso 31 Gennaio: sì alle politiche di sviluppo a favore delle rinnovabili e no all’utilizzo di strumenti normativi retroattivi per non scoraggiare gli investimenti.
C'è sicurazmente da evidenziare il problema che si sta verificando: l'attuale conto energia in vigore, dal 2011 al 2013, prevede l'incentivazione di 3.000 MW derivanti da fotovoltaico. Questi 3.000 però si vanno ad aggiungere ai 7.000 già installati, il che porta il tutto ad un totale 10.000 MW.
Gli investimenti previsti entro il 2013 quindi andavano a tenere in considerazione questi 10.000 MW, e non il tetto annunciato di 8.000 che, se dovesse essere raggiunto a breve, andrebbe a creare delle serie problematiche alla nostra economia.
Le possibili conseguenze negative del Dlgs Rinnovabili rischiano di provocare un arresto repentino della crescita galoppante che ha coinvolto in questi ultimi anni il settore del fotovoltaico, e più in generale la green economy in Italia. Una crescita in controtendenza rispetto agli settori, duramente colpiti dalla crisi.
Tra le conseguenze quindi, non solo i mancati guadagni nel settore, ma il concreto rischio di perdita di posti di lavoro che andrebbe a colpire circa 15.000 famiglie. Il bilancio non è certamente dei più rosei, ma si sta aprendo uno spiraglio grazie a rivelazioni del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che ha voluto precisare che il decreto è ancora in fase di elaborazione, che quello degli 8.000 Megawatt è solo un obiettivo, e non un tetto massimo, e infine che il Governo “non smentirà l’impegno a favorire le rinnovabili”.
Ci auguriamo quindi che le parole della Prestigiacomo siano accompagnate dai fatti, e ci uniamo alle petizioni di ecologisti, sindacati ed operatori del settore affinché lo sviluppo delle energie rinnovabili non venga bloccato e sia definitivamente pronunciato un no deciso al tetto di 8.000 MW di cui si sta discutendo, e che si rivelerebbe senza dubbio un auto-goal per il settore delle rinnovabili e per l’intera economia italiana.
Maria Amatulli





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