Premettendo che non posso considerarmi un’esperta di sfilate di moda, credo che questo sia stato uno spettacolo molto particolare e coinvolgente. Sottolineo la parola “spettacolo” perchè proprio di questo si è trattato: uno show in cui musica dal vivo, danza e mimica teatrale si intrecciavano dando così un risalto ancora più forte ad abiti e vestiti già di per sè originali.
Critical fashion, abbiamo detto, ossia moda critica, che sta per “moda capace di essere sintomo ed espressione di uno stile di vita che cambia, che diventa più sensibile, più attenta, più responsabile, nei confronti dell'ambiente e soprattutto delle persone”.
Questa la definizione data dall’organizzatore dell’evento, l’Isola della Moda, showroom di moda indipendente ed ecologica, che per l’occasione ha riunito giovani stilisti e stiliste emergenti ed indipendenti impegnati nella realizzazione di capi fatti a mano e che prestano una maggiore attenzione all’ambiente e alla sostenibilità umana e sociale.
In questo concetto di moda ecologica, artigianale, creativa e sensibile, sono cambiati anche i connotati tipici di una sfilata: quindi, donne comuni che si inventano modelle per una sera, balli e movimenti coreografici che valorizzano gli abiti, bimbi che sfilano giocando.
Sono arrivata allo spazio Art and Gallery di via Arese 5 con un po' di anticipo ed ho assistito così al ripasso da parte di alcune modelle della loro esibizione, all’euforia dei bambini, alla messa a punto degli ultimi dettagli. C’era molta confusione, non solo degli ospiti che arrivavano liberamente (altro tratto distintivo era appunto questo: la sfilata era a porte aperte, pubblica), ma anche degli addetti ai lavori, che andavano e venivano, e ancora delle modelle che ogni tanto apparivano già acconciate, e dei bimbi che andavano a salutare le mamme e giocavano tra di loro sulla passerella.
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Sembrava di essere davvero dentro un laboratorio, nel pieno spirito dell’evento. Non vi era nulla di preconfezionato, si poteva avere l’impressione di uno spettacolo quasi improvvisato, invece è andato tutto molto bene.
Ecco l’elenco di tutti i brand che hanno dato vita a “Dressed Up”: Simongia www.myspace.com/simongia
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A seguire è stato offerto un aperitivo e un buffet biologico, e sparsi nella sala si potevano guardare da vicino e toccare gli abiti che le ragazze ancora indossavano. Abiti che, lo ripetiamo, seguono i principi guida del riciclo di tessuti e di capi usati, del remake, della filiera corta e della manodopera locale, della ricerca di tessuti tipici di zone italiane e dell’utilizzo di fibre naturali e biologiche. E non poteva mancare uno spazio espositivo dedicato agli accessori moda, anch’essi concepiti in un’ottica di recupero dei materiali e di design ecologico.
Cairadesign www.cairadesign.com
Laafia www.laafia.org
Laboratorio Lavgon www.laboratoriolavgon.it
Labo’ www.myspace.com/riciclabo
Mitzica www.mitzica.com
Nina Co www.ninaco.it
Quincy Torino www.quincytorino.com
Sara Rotta Loria www.sararottaloria.com
Stefierre www.stefierre.com
Viadifuga www.viadifugamodaetica.com
Kujta & Meri www.kujta-meri.eu





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