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Dossier - Copenaghen: ecco come cambierà il futuro del mondo (prima parte)

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Dal 7 al 18 dicembre prossimi Copenaghen diventerà capitale mondiale in cui si deciderà il futuro della Terra. Non è un’esagerazione: in Danimarca si terrà infatti la “COP15”, quindicesima Conferenza delle Parti, in cui la comunità internazionale formata da rappresentanti politici ma anche da scienziati e delegati di industrie e associazioni culturali, organizzazioni non governative attive nel campo ambientale e dello sviluppo, si ritroveranno per discutere su clima, energia e sviluppo del nostro pianeta e su quali scelte fare per garantirci un futuro sostenibile. Magari attraverso un nuovo impegno vincolante per la riduzione reale dei gas serra in atmosfera.
Ma cos'è esattamente la COP15? E perchè è così importante per il futuro del nostro pianeta?
Si parla già molto di questo evento che nei prossimi mesi riempirà le pagine d’attualità dei mezzi d’informazione, vogliamo quindi ripercorrere la storia della Conferenza delle Parti e cercare di capire cosa hanno prodotto in questi anni, cosa accadrà concretamente a Copenaghen, quali misure verranno proposte contro il global warming e quali soluzioni verranno adottate.
È un impegno che non può più essere rimandato, perché se la temperatura dovesse salire ulteriormente le conseguenze sul pianeta potrebbero davvero farsi irreversibili. Sono già realtà ad esempio la liberazione dell’Artico dal ghiaccio durante l’estate, o la tropicalizzazione di alcune aree mediterranee: effetti che si ripercuotono decisamente anche sulle attività umane.

La storia: come siamo arrivati a Copenaghen
Il riscaldamento globale prodotto dall’immissione di gas ad effetto serra in atmosfera da parte delle attività umane è come noto un’evidenza riconosciuta oramai dalla quasi totalità degli scienziati.
Nel 1988 dopo le prime evidenze di questo fenomeno su scala globale, la World Meteorological Organization (WMO) e lo United Nations Environment Programme (UNEP) crearono l’International Panel on Climate Change (IPCC) che da allora ne studia gli effetti, ne diffonde le rilevazioni e propone possibili azioni di intervento e per questo impegno è stato insignito nel 2007 del premio Nobel per la pace assieme ad Al Gore.

Nel 1992 a Rio de Janeiro si tenne la Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo, un evento che diede vita tra le altre cose alla United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC). 154 nazioni firmarono la Convenzione che obbligava gli stati a perseguire un “obiettivo non vincolante” per stabilizzare nei paesi industrializzati i gas serra entro il 2000 ai livelli del 1990 e prevenirne così gli effetti sul clima del pianeta. In realtà gli obiettivi erano diversi per ogni nazione, a seconda del livello economico e di industrializzazione, quelli inseriti nell’Annex 1, di cui faceva parte anche l’Italia, avrebbero dovuto vincolarsi senza possibilità di rinuncia.
Ci volle del tempo prima che la convenzione entrasse in vigore (il 24 marzo 1994 dopo la ratifica di 50 Paesi) e le azioni da parte degli stati non furono propriamente incoraggianti. Da allora però tutti gli attori della convenzione si incontrano annualmente nella Conferenza delle Parti (COP) per fare il punto della situazione.
La prima COP si tenne a Berlino nel 1995, ma la più famosa è sicuramente quella che nel 1997 si tenne a Kyoto, da cui uscì il famoso protocollo redatto per stabilire quelle che avrebbero dovuto essere azioni vincolanti per i diversi Paesi al fine di ridurre le emissioni di gas climalteranti (sul sito del Ministero dell’Ambiente il testo in italiano). Anche in questo caso però il suo sviluppo e attuazione ebbero un percorso molto travagliato. Dalla data della sua pubblicazione (11 dicembre 1997) ci vollero più di 7 anni prima che il protocollo entrasse in vigore il 16 febbraio 2005 grazie alla ratifica della Russia: da allora poco è stato fatto ed è stato trattato dalla maggior parte delle nazioni come se non esistesse; a ragione sono sempre citati per questo gli Stati Uniti ma non si può dimenticare l’Italia (sul sito del Kyoto Club i dati sui ritardi italiani).
Le Conferenze si sono susseguite tutti gli anni (nel 2003 a Milano), fino all'ultima di Poznan in Polonia del 2008, rendendo evidente come il la disattesa degli impegni del protocollo di Kyoto renda più che mai necessario definire una nuova politica globale di azione.
È quanto quindi dovrà fare nelle intenzioni degli scienziati la COP15 di Copenaghen.
Ma come? E chi si prenderà la responsabilità di guidare le nazioni in un vero cambiamento impegnandosi per primo?

Per leggere la seconda parte del dossier clicca qui

Giacomo Magatti

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