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Le minacce alla Food Valley italiana

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Esiste una vallata nota in tutto il mondo per i suoi prodotti Dop e Doc situata nel cuore della Pianura Padana, la più fertile d’Italia.   
La Food Valley, produttrice di perle culinarie come il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma, rischia di diventare esportatrice mondiale di cattive condotte sul piano ambientale, prima fra tutte il consumo di suolo, equivalenti alla sua propria condanna.   
In Emilia Romagna annualmente la percentuale di terreno sottratto all’agricoltura è pari al 9%; a Parma, capitale della “vallata del cibo”, tale percentuale ha raggiunto il 2,62% nel biennio 2005-2007 con 1,16 km² (161 campi da calcio, per intenderci) di terreno cementificato ogni anno, dopo le città di Roma (3,36 km²) e Venezia (1,51 km²) in accordo con il dossier di Legambiente nazionale basato su dati forniti dall’Ispra.    
Un record per niente invidiabile per la capitale europea del cibo che fonda la propria immagine nel mondo ed il 35% del fatturato industriale annuale sul settore agro-alimentare.   
Il fenomeno dell’urbanizzazione incontrollata sul suolo agricolo della Food Valley italiana è semplicemente un esempio allarmante del trend che si raggiunge su tutto il territorio dello stivale: si parla di 500 chilometri quadrati di terreno sottratti ogni anno all’agricoltura e destinati invece allo sprawl urbano attraverso opere di cementificazione.   
Questa sottrazione di terreno fertile alla Food Valley, in contrasto con la legge regionale 20 del 2000 sostenitrice di una pianificazione del territorio nel rispetto della “sostenibilità ambientale e territoriale”, rischia di indebolire il legame fra prodotti tipici e territorio mandando in crisi l’immagine del settore agro-alimentare trainante per l’economia del posto.
Un’immagine già compromessa a causa dell’imminente costruzione dell’inceneritore, soluzione voluta dall’amministrazione comunale per lo smaltimento dei rifiuti, proprio nel cuore della Food valley e dirimpetto alla sede principale di Barilla, multinazionale parmigiana che del suo legame con il territorio d’origine preservato e di qualità ambientale ha fatto uno slogan famoso in tutto il mondo.
Come se non bastasse nella capitale europea del cibo figurano ben due comuni designati due anni fa dall’allora ministro allo Sviluppo Economico e Attività Produttive Claudio Scajola come zone idonee per la costruzione di centrali nucleari.   
Se il presente della Food Valley è noto ciò che preoccupa è il suo futuro.    
Si pensi a cosa è accaduto ad un altro prodotto dop del nostro territorio, la mozzarella di bufala campana, dopo che nelle zone tradizionali di produzione è scoppiata l’emergenza rifiuti.
Arrivati a questo punto le domande sorgono spontanee: che cosa esporteremo in tutto il mondo fra qualche anno? dato che i nostri prodotti potrebbero perdere credibilità.    
É giunta l’ora di decidere se preferire il Culatello Dop di Zibello ed il Parmigiano Reggiano oppure centri commerciali e diossine nell’aria.   

Tania Bolsi


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