La presenza di delegati è altissima, e le presenze, comprendendo anche organizzazioni non governative, giornalisti e lobbisti ha superato le aspettative superando le 45mila presenze, a fronte di un centro congressi con 15 mila posti.
Manifestazioni di piazza a parte, la giornata di lunedì 14 è stata fino ad ora la più movimentata. Da una parte c’è stata la forte presa di posizione congiunta di tutti i Paesi africani e dei rappresentanti del G77, i Paesi in via di sviluppo, che aveva portato alla minaccia di abbandono del vertice – poi scongiurata – se non ci fosse stata l’assicurazione che non verranno mandati al macero gli impegni programmati per la riduzione nel breve periodo delle emissioni sulle orme del protocollo di Kyoto. Protocollo che pur essendo ancora in vigore e vincolante per i paesi firmatari, è trattato da molti come qualcosa di inesistente.
Quello che era pronosticato alla vigilia e che si sta rivelando pian piano essere l’unico aspetto decisivo di questa conferenza è l’incontro-scontro che per ora sta avvenendo solo a distanza tra Cina e Usa, le cui delegazioni stanno giocando a scacchi senza sbilanciarsi in attesa del faccia a faccia finale di venerdì, quando a Copenaghen ci saranno tutti i leader dei 120 paesi aderenti alla Conferenza Mondiale delle Parti e si dovrà mettere il sigillo agli impegni che verranno scelti.
Gli Stati Uniti stanno cercando di convincere le delegazioni che la proposta cinese è troppo vantaggiosa per i paesi in via di sviluppo mentre la Cina all’opposto cerca di riversare sugli Usa la responsabilità di un’eventuale fallimento negli accordi. E sembra proprio rivolto ai due maggiori contendenti l’appello di Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, che ha sottolineato come sia finito il tempo per criticare e sia giunta l’ora di assumersi le proprie responsabilità.
Segnaliamo infine un'altra iniziativa promossa dai verdi europei che nell'ambito della campagna Stop Climate Change, Play Your Part hanno creato Climate Circus, un sito dove è possibile conoscere l'efficacia delle politiche sul clima dei principali paesi mondiali. Risultati un po' demoralizzanti... Giacomo Magatti
In realtà in classifica non ci sono paesi particolarmente virtuosi, la guidano Brasile (per gli sforzi contro la deforestazione), Svezia, Gran Bretagna e Germania, mentre Cina (20,96 % del totale dell'anidride carbonica nel settore energetico) e Usa (19,92% di emissioni globali) sono i due paesi che ci precedono; peggio fanno solo Canada e Arabia Sudita.





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