Saturday, Feb 04th

Last update01:00:00 PM GMT

Copenaghen: aggiornamenti sul vertice ONU

  • PDF
A tre giorni dal termine della COP15 in corso a Copenaghen, vediamo quello che sta succedendo, tra qualche luce e molte ombre che non consentono ancora di capire se venerdì 18 potremo festeggiare un accordo post Kyoto.
La presenza di delegati è altissima, e le presenze, comprendendo anche organizzazioni non governative, giornalisti e lobbisti ha superato le aspettative superando le 45mila presenze, a fronte di un centro congressi con 15 mila posti.
Sul sito Stop the Fever o su C6tv si può seguire in diretta quello che sta succedendo.
Manifestazioni di piazza a parte, la giornata di lunedì 14 è stata fino ad ora la più movimentata. Da una parte c’è stata la forte presa di posizione congiunta di tutti i Paesi africani e dei rappresentanti del G77, i Paesi in via di sviluppo, che aveva portato alla minaccia di abbandono del vertice – poi scongiurata – se non ci fosse stata l’assicurazione che non verranno mandati al macero gli impegni programmati per la riduzione nel breve periodo delle emissioni sulle orme del protocollo di Kyoto. Protocollo che pur essendo ancora in vigore e vincolante per i paesi firmatari, è trattato da molti come qualcosa di inesistente.
Quello che era pronosticato alla vigilia e che si sta rivelando pian piano essere l’unico aspetto decisivo di questa conferenza è l’incontro-scontro che per ora sta avvenendo solo a distanza tra Cina e Usa, le cui delegazioni stanno giocando a scacchi senza sbilanciarsi in attesa del faccia a faccia finale di venerdì, quando a Copenaghen ci saranno tutti i leader dei 120 paesi aderenti alla Conferenza Mondiale delle Parti e si dovrà mettere il sigillo agli impegni che verranno scelti.

Gli Stati Uniti stanno cercando di convincere le delegazioni che la proposta cinese è troppo vantaggiosa per i paesi in via di sviluppo mentre la Cina all’opposto cerca di riversare sugli Usa la responsabilità di un’eventuale fallimento negli accordi. E sembra proprio rivolto ai due maggiori contendenti l’appello di Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, che ha sottolineato come sia finito il tempo per criticare e sia giunta l’ora di assumersi le proprie responsabilità.

Intanto a Copenaghen l'associazione ambientalista tedesca Germanwatch in collaborazione con il Climate Action Network Europe ha presentato il rapporto annuale che analizza i 57 paesi responsabili del 90 % delle emissioni di gas serra. L’Italia è nella parte bassa delle due classifiche stilate, con un vergognoso terzultimo posto su 57 nelle politiche energetiche per la riduzione della CO2. Ciò è dovuto al fatto che nell’ultimo anno dal punto di vista energetico la scelta principale è stata quella di approvare i progetti per 3 centrali a carbone, che la mobilità ha destinato le sue risorse per il 70 % alle strade, ma soprattutto che non esiste una strategia nazionale di riduzione delle emissioni.
In realtà in classifica non ci sono paesi particolarmente virtuosi, la guidano Brasile (per gli sforzi contro la deforestazione), Svezia, Gran Bretagna e Germania, mentre Cina (20,96 % del totale dell'anidride carbonica nel settore energetico) e Usa (19,92% di emissioni globali) sono i due paesi che ci precedono; peggio fanno solo Canada e Arabia Sudita.

Segnaliamo infine un'altra iniziativa promossa dai verdi europei che nell'ambito della campagna Stop Climate Change, Play Your Part hanno creato Climate Circus, un sito dove è possibile conoscere l'efficacia delle politiche sul clima dei principali paesi mondiali. Risultati un po' demoralizzanti...

Giacomo Magatti

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Newsletter - news, promo e sconti in anteprima

link sponsorizzati

Contattaci

  • Indirizzo: Yes.co srl
    via Fratelli di Dio 2
    20013 Magenta (Mi)
  • Tel: 0039.02.45506255
Siete qui articoli Copenaghen: aggiornamenti sul vertice ONU