
Dal Rapporto Ecomafia 2011 di Legambiente emerge una situazione preoccupante: l'ecomafia in crescita
Ecomafia: anche quest'anno Legambiente presenta il suo rapporto Ecomafia 2011, in cui vengono analizzati i fenomeni criminali ad opera delle mafie Italiane che coinvolgono l’ambiente, citando fatti, numeri e statistiche.
E purtroppo dobbiamo dire che dal Rapporto Ecomafia 2011 la situazione che emerge non è delle più rosee, anzi.
L'ecomafia sta crescendo e non ha mai dato segni di recessione, nonostante tutti gli sforzi compiuti per contrastarla, dalle forze dell'ordine, all'informazione, fino alla società civile.
Dai dati del rapporto di Legambiente apprendiamo che nel 2010 la criminalità organizzata ha incassato, solo dai proventi delle ecomafie, ben 19,3 miliardi di euro. Quasi una finanziaria. E stiamo parlando di una piccola parte di tutte le attività criminali che fanno incassare miliardi di euro a tutte le mafie d'Italia.
Ma soffermiamoci sull'ecomafia: quali sono i traffici e le attività illecite più redditizie?
Primo fra tutti, si legge nel rapporto di Legambiente, il traffico illecito di rifiuti pericolosi e tossici: per chi conosce Roberto Saviano, sa che nei sui libri Gomorra e Vieni Via con Me ha più volte sottolineato l'importanza dello smaltimento di rifiuti illecito da parte della Camorra: lo scrittore campano per darci un'idea della grandezza del business dei rifiuti, immagina di mettere uno in fila all'altro tutti i tir carichi di rifiuti pericolosi smaltiti illegalmente: 82.181 tir carichi di rifiuti, in un percorso lungo 1.117 chilometri, che collega Reggio Calabria a Milano. Disarmante.
Ma analizziamo ancora qualche dato sui rifiuti tossici: Il 2010 è stato un anno record in tal senso: 29 inchieste sul traffico illecito di rifiuti, con 61 persone arrestate e il coinvolgimento di ben 76 aziende, hanno permesso di accertare circa 6.000 illeciti relativi al ciclo dei rifiuti. E questo è solo ciò che è stato scoperto dalle forze dell'ordine.
Se poi consideriamo l'insieme di tutte le discariche e l'emergenza rifiuti in Campania, che tra l'altro è la regione in testa alla classifica dell'ecomafia con ben 3.849 illeciti, la situazione si fa sempre più chiara.
L'abusivismo edilizio, che insieme al business dei rifiuti forma il 41% dei proventi derivanti da ecomafie, è il secondo traffico per importanza nel quadro delle ecomafie: in quest'ambito è la Calabria la regione più coinvolta.
Dopo Campania e Calabria, Sicilia e Puglia seguono nella classifica delle regioni più coinvolte nell'ecomafia. Eppure in queste regioni, rispetto agli anni scorsi, i crimini ambientali sono diminuiti. Aumentano invece in modo considerevole i reati di ecomafia segnalati nell'Italia Nord-Occidentale, in particolare in Lombardia, dove la presenza della 'ndrangheta è stata più volte evidenziata, non senza forti polemiche, proprio da Roberto Saviano.
Chi è colluso dunque con le ecomafie? Dal rapporto emerge quanto purtroppo sempre più spesso il mondo dell'imprenditoria e della politica siano colluse: il magistrato Roberto Scarpinato parla giustamente di "sistemi criminali", ossia network illegali complessi dei quali fanno parte soggetti appartenenti a mondi diversi: politici, imprenditori, professionisti, mafiosi tradizionali.
Ma anche la società è spesso implicata, direttamente o indirettamente, con l'ecomafia: ogni nostra scelta, ogni nostro acquisto, ogni oggetto che buttiamo, ogni casa in cui viviamo ha una sua storia, che inizia il giorno dell'assemblaggio del suo primo pezzo e finisce il giorno in cui un tir lo porterà in discarica: con le nostre scelte quotidiane, con il voler "far girare" e condividere le informazioni, col non voler sottostare a certi poteri possiamo sconfiggere l'ecomafia.
Maria Amatulli





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