
Greenpeace propone di destinare alle rinnovabili i fondi stanziati per il nucleare
Siamo nei giorni immediatamente seguenti la vittoria dei SI a referendum, che ha segnato una svolta significativa nel nostro Paese in merito alle politiche energetiche, alla gestione dell’acqua pubblica ed al capitolo giustizia.
Quali sono in questi giorni le reazioni ed i commenti di chi aveva appoggiato con tanto calore la battaglia referendaria? C’è entusiasmo condiviso, ma non solo. Ci sono anche proposte concrete per andare avanti, per rendere visibile la svolta. Esemplificativo è il comportamento di Greenpeace in merito alle politiche energetiche in Italia.
L’associazione ambientalista, già attiva in questo periodo in una campagna contro la deforestazione, era già da tempo particolarmente impegnata nella battaglia contro l’impiego dell’energia nucleare, ed ha intensificato il suo impegno a fronte del referendum, ed ora Greenpeace dice la sua nel dopo-referendum.
Ora il responsabile della campagna nucleare di Greenpeace, Salvatore Barbera, commenta “A distanza di quasi venticinque anni dal Referendum del 1987, l’Italia ribadisce ancora e definitivamente il proprio rifiuto all’energia nucleare – ed offre l’alternativa - è giunto il momento di seguire il modello tedesco verso un sistema energetico basato su efficienza e fonti rinnovabili”.
Greenpeace chiede che i fondi stanziati per il nucleare vengano destinati all’incentivazione delle fonti rinnovabili: è il caso, ad esempio, dei 60 miliardi di euro previsti per la costruzione di dieci reattori, che possono essere utilizzati nel settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, permettendo così non solo di produrre il doppio dell’energia elettrica, ma anche di moltiplicare per dieci volte le possibilità di creare posti di lavoro. Abbiamo scelto il futuro, ora dobbiamo costruirlo.
Francesca Di Giorgio





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