
Non c’è tregua per il mare in tutto il mondo.
Dopo l’ormai tristemente famoso disastro ecologico che ha colpito il Golfo del Messico, dopo il versamento di petrolio in mare nelle Filippine, una nuova sciagura si abbatte sulle acque marine.
L’area colpita, questa volta, si trova in Cina, nella città portuale di Dalian.
Venerdì 16 luglio si è verificata l’esplosione di due oleodotti statali, della China National Petroleum, ed ha determinato una fuoriuscita di petrolio che rischia di danneggiare seriamente le coste del Mar Giallo.
La falla è stata richiusa, ma intanto il petrolio riversatosi in mare ha ricoperto un’area di circa 430 chilometri quadrati.
Il rischio è che la chiazza continui ad espandersi, a causa dei forti venti.
L’area nei pressi della città di Dalian è già fortemente minacciata, in quanto la macchia nera ha raggiunto uno spessore di 20 centimetri.
Il governo sta impiegando un ingente dispiegamento di uomini e mezzi per far fronte al disastro e cercare, per quanto possibile, di limitare i danni.
Si stanno utilizzando disperdenti ed insieme batteri che hanno la funzione di mangiare il petrolio, distruggendolo.
Operai a lavoro sono stati ripresi da Greenpeace, che si è recata con propri esponenti sul luogo per monitorare la situazione.
Gli uomini sono stati visti completamente immersi nel petrolio, mentre erano impegnati a collocare una pompa subacquea.
Si temono i danni che questo disastro arrecherà all’economia locale, basata essenzialmente sulla pesca.





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