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Coste italiane a rischio per cementificazione selvaggia

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Aree costiere italiane e sostenibilità ambientale: un binomio sempre più in crisi, a giudicare dalla situazione attuale.
Una condizione particolarmente critica, determinata dalla sempre più massiccia cementificazione delle aree prospicienti il mare, che vengono in tal modo irrimediabilmente danneggiate.
Contro questa distruzione del territorio è intervenuta l’Associazione Italia Nostra che ha presentato all’Unesco un dossier- denuncia, dal titolo “Paesaggi sensibili 2010” per far presente la violazione delle norme territoriali delle coste italiane.
I casi eclatanti sono numerosi: tra questi Siracusa, dove sono previsti due progetti portuali, ciascuno di 50.000 metri quadrati, per di più nell’isola di Ortigia, che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità.
La Sicilia è la regione in cui la cementificazione selvaggia delle coste è particolarmente evidente, ma lungo tutto l’asse costiero della Penisola sono state individuate ben 35 aree a rischio, tra cui ad esempio la costa Viola in Calabria, l’agro pontino nel Lazio, il porto di Palamone in Toscana.
Anche la conversione alle fonti alternative di energia può causare danni: nel Salento, il progetto di costruzione di una serie di impianti fotovoltaici, minaccia di ricoprire interamente un’area di 450.000 metri quadrati coltivata ad uliveti e grano.
Occorrerebbe, secondo Italia Nostra, istituire una Conservatoria delle Coste, un’istituzione a carattere regionale per garantire il rispetto dei vincoli paesaggistici.


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