
Può uno dei grattacieli più grandi del mondo diventare simbolo di sostenibilità finalizzata al carattere concorrenziale di un imponente sistema economico quale quello americano?
E’ la sfida che si propone l’Empire State Building, il grattacielo simbolo di New York.
Il proprietario del colosso della Grande Mela, Anthony Malkin, che lo ha acquistato nel 2006, ha pianificato entro la fine del 2010 un sostanziale intervento di sistemazione che porterà alla riduzione dei consumi energetici dell’Empire State Building.
Anche le cifre dell’investimento sono imponenti: la spesa si aggira intorno ai 13 milioni di dollari.
Il piano dei vari interventi è stato messo a punto da Paul Rode del Johnson Controls e si basa su una efficace razionalizzazione dello sfruttamento degli spazi, sull’installazione di circa 6150 finestre, tutte dotate all’interno di una pellicola isolante, con la funzione di evitare l’eccessivo surriscaldamento degli interni, per ridurre le spese di raffreddamento dei vari locali.
E’ prevista, inoltre, la predisposizione di un particolare sistema di areazione a basso consumo energetico.
Il risparmio che si otterrà è realmente consistente: si parla di un taglio del 40% delle emissioni, pari a circa centomila tonnellate di anidride carbonica per i prossimi quindici anni.
Non sono state motivazioni ecologiche a spingere Malkin al restyling green del grattacielo, quanto piuttosto ragioni economiche.
L’imprenditore ha dichiarato infatti, necessaria la politica di risparmio energetico per contrastare la concorrenza di economie emergenti come quella cinese o indiana.





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