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Sonia Scommegna
Pensiamo ad una macchina che nei tratti di strada caratterizzati da traffico lento o altalenante riesca a ridurre consumi ed emissioni inquinanti. Stiamo sognando o ci rapportiamo con la realtà? Una vettura che, nei tratti cittadini caratterizzati da continue accelerazioni, decelerazioni e soste a motore acceso, ogni 25.000 km riesca a immettere nell’aria circa 1.000 kg di CO2 in meno rispetto ad altre vetture a benzina o diesel. Non stiamo sognando. Grazie alla continua evoluzione tecnologica, l’idea di un’auto a zero emissioni sta divenendo sempre più realtà. Una realtà che per ora si chiama Auto Ibrida.
Il funzionamento è molto semplice: la vettura ibrida è costituita in maniera tale da avere una combinazione tra un classico motore termico, a diesel o benzina, e un motore elettrico alimentato da batterie ricaricabili. Il funzionamento dell’automobile vede i due motori intervenire congiuntamente o singolarmente a seconda delle situazioni o della volontà del conducente. A vettura ferma il motore termico è spento, in partenza e per i primi metri il movimento è garantito dal solo motore elettrico alimentato dalle batterie. Successivamente, quando si ha bisogno di maggior potenza per tenere una velocità più alta, interviene il motore termico. Nei momenti di massima accelerazione i due motori funzionano contemporaneamente sviluppando la massima potenza disponibile. Il principio cardine è quello di utilizzare un propulsore elettrico al fine di coadiuvare il motore termico nelle situazioni in cui questo si trovi a funzionare a bassi regimi. L’utilizzo simultaneo dei due motori, inoltre, consente di utilizzare un ottimo 30% in meno di carburante. Tutto a favore del risparmio e della salvaguardia ambientale.
Da anni si sente parlare di autovetture ibride, ma il Salone di Ginevra 2008 ci ha fornito interessanti spunti per valutare da un lato l’evoluzione tecnologica e dall’altro un ingresso sempre più massiccio nel mercato da parte della stragrande maggioranza delle case automobilistiche. Infatti, ad affiancare Toyota e Honda, pionieri e leader indiscussi del mercato, possiamo ora trovare prestigiosi brand come Mercedes, Bmw, Volkswagen, Volvo, Saab e Porsche.
Ci sono inoltre nuove e importanti tecnologie implementate sulle Ibride: il sistema Start/Stop ad esempio, ossia un dispositivo che spegne il motore nelle soste con pedale del freno premuto e lo riaccende in automatico al semplice rilascio del freno; oppure i pannelli solari montati dalla Toyota sul tetto della nuova Prius al fine di ottenere l’energia necessaria a far funzionare l’impianto di condizionamento.
Ora non resta che chiedersi perché il mercato delle auto ibride, almeno in Italia, sia ancorato allo stato embrionale e non riesca a decollare definitivamente. Per le strade se ne vedono poche, troppo poche. Com’è possibile?
Di certo due fattori da non sottovalutare sono i prezzi elevati e la scarsa gamma di vetture a disposizione. Nel Bel Paese infatti è attualmente possibile acquistare solamente due modelli, la Honda Civic al costo di circa 22.000 euro e la Toyota Prius che si aggira intorno ai 25.000. Ma non è tutto qua, ridurre il problema a soli due fattori potrebbe essere un limite.
Ci sono altre pareti da abbattere come la convinzione che le prestazioni delle vetture ibride siano totalmente inferiori rispetto a quelle delle automobili convenzionali. Non è così. La Prius, ad esempio, sviluppa attualmente motorizzazioni 1.800 con 160 cavalli; la Porche sta sperimentando motori a benzina che raggiungono i 280 cavalli coadiuvati da propulsori elettrici che arrivano a 50 cavalli; La Palumbo M80, auto americana costruita dalla Motorcar Company of America, affianca al motore termico da 350 cavalli capace di garantire un’accelerazione da 0 a 100 in meno di quattro secondi, un motore elettrico che entra in azione esclusivamente a basse velocità.
Che dire poi del timore che le batterie possano scaricarsi e rendere invano il tentativo di risparmiare sul carburante e di inquinare meno? Insomma, se l’idea è quella di dover attaccare costantemente l’autovettura ad un caricabatterie come se fosse un enorme telefonino a quattro ruote, occorre aprire gli occhi all’avanzare della tecnologia: oggi il motore elettrico si ricarica anche lungo il percorso. Infatti, un generatore azionato dal motore termico, soprattutto nelle fasi di rallentamento e frenata, inverte il funzionamento del motore elettrico trasformando l’energia cinetica della vettura che si muove per inerzia in energia elettrica che viene convogliata nelle batterie.
L’altro muro da abbattere è comunicazionale. Le Ibride sono, sempre in Italia, poco spinte dai media e dalle stesse case automobilistiche produttrici. Sembra che l’interesse dei marketers sia esclusivamente rivolto a pubblicizzare fattori come linea, prestazioni e status symbol offerti dalla vettura. Ma i tempi cambiano e, con loro, anche le esigenze di chi acquista.
Le auto ibride non costituiscono sicuramente la soluzione definitiva, l’intento ultimo resta quello di distaccarsi definitivamente dalla dipendenza dal petrolio cercando di orientare i consumi verso fonti di energia come l’idrogeno, ma sicuramente gli esperimenti attuali sono e saranno utili per il progresso tecnologico. L’augurio è quello di vedere per le strade sempre più vetture a impatto ambientale ridotto e, allo stesso tempo, di veder fiorire costantemente l’evoluzione tecnologica affinché si possa arrivare un domani alla tanto desiderata auto ecologica.
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