Cerchiamo di capire insieme cosa significa sostenibilità economico-finanziaria e perchè è un concetto a volte molto lontano da quello che viviamo tutti i giorni.
Intanto, cosa intendiamo con sostenibilità economico-finanziaria? La sostenibilità implica sempre un concetto di utilizzo di risorse in quantità e modalità infinitamente replicabili nel futuro.
Insomma, non tutto fila sempre liscio, la sostenibilità finanziaria spesso passa in secondo piano e viene sopraffatta dal nostro essere uomini, con i nostri intriseci difetti. E lo stiamo vivendo sulla nostra pelle proprio in questi giorni.
Lo sviluppo sostenibile, così come definito dalla Commissione Brundtland delle Nazioni Unite (WCED, 1988), è:
- uno sviluppo in grado di soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni;
- un processo nel quale lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l'orientamento dello sviluppo tecnologico ed il cambiamento istituzionale sono tutti in armonia, ed accrescono le potenzialità presenti e future per il soddisfacimento delle aspirazioni e dei bisogni umani.
Il concetto si fonda quindi soprattutto sul principio dell’equità intra-generazionale e inter-generazionale.
Ed è qui che intervengono le banche e la finanza, ovvero l'azione dell’uomo che, inserito in un contesto sociale, si è creato una rete di relazioni in modo da supportarsi a vicenda: chi è in un momento di iperproduzione mette i suoi risparmi da parte e, a fronte di un corrispettivo economico (interessi attivi) li presta ad una istituzione che li distribuisce a chi è in un momento di fabbisogno economico, a fronte di interessi passivi.
Il sistema ha una precisa meravigliosa funzione sociale, permette una ridistribuzione più efficiente delle risorse economiche, e remunera i vari attori senza distorsioni, soprattutto in un regime di concorrenza tra i vari mediatori bancari.
A livello macroeconomico esistono le nazioni e gli stati, in continuo divenire storico, e ontologicamente impegnati a garantire la sicurezza e il benessere delle proprie comunità sociali. Lingue, monete, abitudini, seppur differenti, nella sostanza non cambiano gli obiettivi che i governanti si sono impegnati a rispettare nel momento della loro assunzione di ruolo. Ma, in modo naturale, le specificità delle nazioni e delle comunità implicano diversità che necessitano risposte differenti, soprattutto quando spostiamo l’orizzonte temporale nel medio-lungo termine. Pensate alle grandi malattie o ai grandi eventi naturali, ovvero eventi esogeni a cui l’uomo deve far fronte, e per meglio farlo si aggrega in comunità e si dà dei governanti.
Le distorsioni, il potere, l’invidia, l’irresponsabilità, l’errore, aspettative diverse, ma soprattutto l’impossibilità di stabilire con oggettività i rapporti di causa effetto (più l’uomo indaga e più si accorge di essere scientificamente ignorante) sono tutte fonti di risposte non adeguate alla nostre aspettative sociali e personali, alla nostra domanda di felicità e benessere, ovvero sono fonte di crisi, a volte portentose come quella finanziaria che stiamo vivendo proprio in questi giorni.
Succede che la soggettività a cui siamo sottoposti deve allora fare i conti con il male e il bene, con la libertà dell’uomo, con il contesto in cui è inserito, mutevole e complesso.
Qualche aziende abusa della logica del profitto, altre adottano logiche di Corporate Social Responsibility, le grandi banche finanziano solo chi ha già montagne di denari, economisti si inventano il microcredito. Speculatori alimentano di armi le guerre nel mondo, altri rispettano rigidamente principi di investimento SRI (Social Responsible Investiment).








