Ciò significa che da oggi entriamo in debito con la Terra, siamo in sovraconsumo (overshoot) di risorse e di capacità di assorbimento delle emissioni.
Secondo il Global Footprint Network, attualmente viaggiamo ad un regime di consumo per cui servirebbero 1,4 pianeti per soddisfare tutte le richieste di risorse: ciò significa che le riserve naturali diminuiscono via via sempre di più mentre al contrario aumentano le nostre emissioni (co2 in atmosfera, rifiuti solidi, ecc.).
L’Overshoot è direttamente correlato ai maggiori problemi ambientali quali il cambiamento climatico, il riscaldamento globale, la diminuzione di biodiversità, la riduzione delle foreste, e l’attuale crisi alimentare globale.
La cosa più preoccupante è che il giorno in cui entriamo in debito ecologico si sta anticipando ogni anno sempre di più. Nel corso della storia prima dell’industrializzazione questa data limite non era mai stata raggiunta, gli impatti prodotti dall’uomo sull’ambiente sono sempre stati trascurabili. Ma con l’inizio dell’era industriale e con la crescita della popolazione avvenuta nell’ultimo secolo (siamo passati in 100 anni dagli 1,5 ai 6 miliardi di persone) e la conseguente crescita di consumi, gli impatti sono cresciuti esponenzialmente.
E così, se negli anni ’60 del secolo scorso per soddisfare i bisogni dell’intera umanità era sufficiente metà della Terra, nel 1986 le risorse annuali dell’intero pianeta non bastavano più.
Da allora ogni anno consumiamo più risorse di quante il pianeta ce ne offra e che quindi la natura è in grado di rinnovare, a scapito delle generazioni future.
Dieci anni fa l'Earth Overshoot Day cadeva ad inizio novembre, nel 2005 invece il 2 ottobre.
Quest’anno siamo arrivati ad anticipare la data già al 23 settembre: da domani le risorse naturali (animali, legno, piante, ecc.) che consumeremo saranno oltre la capacità di rinnovo che la natura è in grado di offrire per quest’anno.
Secondo l’agenzia per l’ambiente delle Nazioni Unite agli attuali tassi di consumo, nel 2050 il conto dell’umanità andrà in rosso il 1 luglio: ciò significa che allora sarebbero necessari due pianeti per soddisfare le nostre richieste di consumo.
Già oggi esistono delle differenze enormi nell’impronta ecologica tra i diversi paesi che ne denotano la ricchezza (che qualcuno identifica come “benessere”) e quindi gli impatti. Gli Stati Uniti sono ovviamente in testa alla classifica, e i loro consumi equivalgono alle risorse di 5,4 Terre. L’Italia si ferma a 2,2 pianeti equivalenti, poco meno di Germania (2,5) e Gran Bretagna (3,1).
Date un'occhiata al video qui sopra, e scoprirete un po' di cose interessanti... Come afferma “Rete Lilliput”, conoscere il valore della propria impronta ecologica dovrebbe essere utile a capire l’importanza della promozione di azioni utili a limitarla, come ad esempio sostenere un’agricoltura a basso impatto grazie a filiere corte e metodi biologici, incentivare il risparmio energetico, il riciclaggio dei rifiuti e l’uso delle fonti di energia rinnovabili.
“Da adesso fino alla fine dell’anno noi attingeremo dalle nostre riserve ecologiche, chiedendo un prestito al futuro” dice Mathis Wackernagel, Direttore del Global Footprint Network. “Questo può andare avanti per un breve periodo, ma fondamentalmente tutto ciò porta ad un accumulo di rifiuti e all’esaurimento delle reali risorse da cui dipende l’economia umana”.
E’ ufficialmente ora di darci una mossa. Sul serio.





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