Se da un lato questo può far piacere perché ora possiamo permetterci più o meno tutti un bel parquet nel soggiorno o nella camera da letto di casa, dall’altro non dobbiamo dimenticarci che il parquet è legno, quindi alberi, quindi foreste.
Usiamolo pure il legno allora, ma se vogliamo farlo nel rispetto dell’ambiente quello di cui dobbiamo preoccuparci è verificare da dove viene prelevato.
Se per rivestire il pavimento di casa, ci serviamo di alberi che provengono dalle grandi foreste millenarie del pianeta, se utilizziamo il legno teak o il wengè, allora non stiamo compiendo un gesto rispettoso dell’ambiente naturale. Possiamo invece orientare la nostra scelta su boschi gestiti in modo sostenibile. A questo proposito Greenpeace ha pubblicato una guida alla scelta del parquet denominata: “Parquet: il buono, il brutto e il cattivo”. Questo studio può essere consultato in base a due parametri, ossia secondo la specie di legno impiegata e secondo il produttore, dando così la possibilità di effettuare delle valutazioni incrociate. Al produttore viene assegnato un punteggio da 0 a 10, mentre le condizioni di ogni tipo di legno vengono misurate attraverso una sorta di termometro che va dal verde al rosso scuro a seconda del luogo di provenienza del legno e del suo grado di affidabilità eco-sostenibile.
La garanzia più alta è data dalla certificazione del Forest Stewardship Council (FSC), un’associazione ambientalista internazionale che secondo Greenpeace è la più affidabile per controlli e verifiche nelle pratiche di gestione forestale. Se invece selezioniamo la specie di legno del castagno, vediamo come esso sia associato ad un diverso colore del termometro a seconda del paese di provenienza: se il parquet è di castagno russo con certificazione FSC siamo sul verde, ed è l’azienda Antico È-Essenze Nuove a produrlo; se invece il castagno proviene dall’Europa orientale e dal Caucaso siamo sull’arancione, ossia in un’area contraddistinta da illegalità e da prelievo distruttivo.
Un’altra guida che Greenpeace ha realizzato per orientare nella scelta del legno non solo per il parquet ma anche per altri usi è disponibile a questo link. Qui i legni sono classificati in “accettabile”, “problematico” e “distruttivo” e per ogni specie è redatta una scheda dettagliata sulle caratteristiche del legno, gli usi di destinazione, la gestione forestale e la provenienza geografica.
Ma, anche per il bambù, bisogna prestare attenzione alla provenienza: la guida di Greenpeace ribadisce che il suo prelievo non arreca gravi danni all’ambiente, ma che comunque senza una certificazione FSC non è possibile avere certezze riguardo alla correttezza delle metodologie del suo prelevamento. Oltre a Como Spa, analizzata da Greenpeace, segnaliamo VanityFloor eco design e Casa Natural per coloro che volessero orientarsi verso un eco parquet in bambù.
Lara Moro
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Tags: consumi responsabili, architettura sostenibile, parquet ecologico, eco parquet, design sostenibile








