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3) Facciamo luce sulle lampadine!
Si può immagazzinare l’energia eolica? No, ma ci siamo quasi!
Posso installare una miniturbina eolica? Ed è conveniente? Dipende...
In Norvegia, sull’isola di Utsira, da quasi cinque anni è attivo un impianto che trasforma in idrogeno l’energia del vento in eccesso al momento di produzione, per ritrasformarla in energia in un secondo tempo quando il vento non è sufficiente o quando la domanda energetica è maggiore.
L’impianto, di proprietà della compagnia Hydro, è costituito da due turbine eoliche, un generatore elettrolitico che trasforma l’eccesso di elettricità eolica in idrogeno, che viene stoccato in un serbatoio in attesa di essere immesso in una cella a combustibile che ritrasforma l’idrogeno in elettricità al momento necessario.
Il secondo metodo è presente sia in Germania che negli Stati Uniti, dove a Untorf e a McIntosh sono in funzione ormai da diversi anni impianti che utilizzano l’eccesso di produzione elettrica di alcune centrali tradizionali per immagazzinare in caverne nel sottosuolo il vento raccolto dai generatori eolici, sotto forma di aria compressa.
Il funzionamento di questi sistemi, ben descritto sul sito internet della Kbb gestore degli impianti di Untorf, prevede l’uso dell’elettricità prodotta in eccesso da una centrale termoelettrica, per riuscire a stoccare il vento raccolto sotto forma di aria compressa. Questo sistema ha una efficienza bassa, nell’ordine del 40 %, ma sarà presto raddoppiata con l’immagazzinamento anche del calore sviluppato dalla compressione dell’aria, calore che verrà utilizzato alla fine del ciclo.
La loro effettiva utilità è però guardata con scetticismo: perchè anche in questo caso ovviamente la resa è legata a quantità ed intensità del vento, perchè esistono molte differenze legate al luogo di installazione (ambiente urbano - extrurbano), e soprattutto perché produrrebbero basse quantità di energia (sono le stesse aziende produttrici ad ammetterne la bassa efficienza ma a sottolinearne le potenzialità). Inoltre le vibrazioni da esse prodotte potrebbero provocare danni alle abitazioni e il rumore generato risulterebbe molto fastidioso per le persone. In realtà per quanto riguarda il rumore, alcune nuove turbine, come la Swift Wind promettono di essere pressoché silenziose, garantendo un rumore di esercizio minimo.
Bisogna dire che c’è molta confusione anche da un punto di vista legislativo: in Italia solo con la finanziaria 2008, e all’interno dei provvedimenti del Conto Energia, è finalmente prevista anche la liberazione del mercato del minieolico.
Tutto, come detto, dipende dai flussi d’aria che devono essere studiati prima dell’installazione delle turbine. In Gran Bretagna, dove il governo vorrebbe portare al 6 % la quota di energia generata dal minieolico, esiste la banca dati Noabl che riporta i dati sul vento nelle varie regioni del paese, con cui viene calcolata l’efficienza potenziale delle miniturbine. Il problema è che all’interno delle città questi dati perdono di significato per le interferenze di edifici di grandi dimensioni, inoltre la capacità di una turbina viene influenzata dall’edificio stesso su cui viene installata. Si calcola che una miniturbina potrebbe produrre il 30 % dell’energia elettrica necessaria ad un’abitazione a patto che venga installata almeno nove metri sopra l’edificio che serve.
Dunque è un argomento che rimane ancora poco chiaro, ma che presenta delle potenzialità enormi. Forse il problema è stato andare fin da subito troppo in là con le aspettative, presentando generatori grandi come parabole satellitari, montabili su qualsiasi tetto, con poca necessità di vento per generare quantità di energia elevata.
La verità per il momento è forse più deludente, non per questo da accantonare. Anzi, sono molto numerose le aziende che stanno portando avanti la ricerca e col tempo potremo sicuramente sfruttare al meglio il vento che soffia tra le nostr case. Un elenco di miniturbine con la loro scheda di valutazione può essere consultato su Better Generation, su Mini Eolico o su Viento.





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