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Green Economy: le energie rinnovabili come ricetta anti crisi?

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Si è da poco tenuto a Milano il workshop 'Green Economy. Le fonti di energia rinnovabili incentivo per la ripresa economica', promosso dalla Fondazione Istud. Workshop molto interessante, che ci ha permesso di capire che il settore delle fonti di energia rinnovabili ha diverse criticità che devono essere affrontate, da subito.

Giovedi 21 maggio si è tenuto a Milano il workshop “Green Economy. Le fonti di energia rinnovabili incentivo per la ripresa economica”, promosso dalla Fondazione Istud. Visto l’argomento noi di Yes.life non potevamo mancare. Il workshop ha voluto essere un’occasione di condivisione e di scambio delle diverse esperienze presenti sul nostro territorio nel campo delle fonti di energia rinnovabili, e anche un luogo per comprendere con gli esperti del settore quali possano essere gli scenari futuri.
Spunti molto interessanti ed interventi numerosi e diversificati nell’argomento: da quello normativo-legale (Roedl&Partner), a quello relativo agli impegni green-oriented di grandi aziende come Vodafone, con il progetto My Future, Ibm, con il progetto Pianeta Intelligente, e Renault, che ha annunciato che a partire dal 2011 metterà sul mercato 3 diverse tipologie di veicoli elettrici. Gli interventi hanno riguardato anche l’ambito delle risorse umane (A2A) e della ricerca di personale (MPS Italia Executive Search), ma sono state le testimonianze di esponenti di aziende impegnate nel settore delle fonti di energia rinnovabili, in particolare del fotovoltaico, a costituire il core del workshop.

Marcegaglia Buildtech, produttrice di pannelli fotovoltaici, avremmo un equivalente di 50 centrali da 1000 MWh e si produrrebbe già circa il 20% del consumo elettrico annuo totale italiano.
Anche Enerray, società di progettazione, realizzazione e gestione di impianti fotovoltaici, ha presentato i suoi sistemi integrati e parzialmente integrati in Italia, tra cui quello di Lucca sulla copertura e sulle pensiline del parcheggio dello stabilimento MST (Manifatture Sigaro Toscano) e quello del reparto meccanica dello stabilimento di Maranello della Ferrari. Complessivamente Enerray è titolare di 10 impianti per un totale di 5 Mwh.
Unendo Energia ha invece la sua attività principale nell'eolico, pur lavorando anch'essa nel fotovoltaico con impianti a terra, quindi non integrati, che producono energia venduta poi dalla società alla rete. Unendo Energia si è specializzata anche nel CDM, il Clean Development Mechanism, e nei CERS, i crediti di carbonio, entrambi stabiliti dal Protocollo di Kyoto.
Quello che è emerso trasversalmente in questi interventi è la necessità per il settore delle fonti di energia rinnovabili di chiarire, e per quanto possibile semplificare, gli iter autorizzativi e i vincoli burocratici posti dallo stato alla realizzazione degli impianti. È emerso come questa macchinosità abbia portato alla comparsa di un fenomeno quasi speculativo, cioè alla proliferazione di developers specializzati nell'ottenimento delle autorizzazioni per impianti che poi non hanno alcun margine di fattibilità.

Ma l'intervento più interessante è stato quello di Riccardo Cirillo, Amministratore Delegato di Atmos Spa, una holding che si propone come veicolo di investimento nelle aree delle fonti di energia rinnovabili, dell'efficienza energetica e dello sviluppo sostenibile.
Cirillo ha messo in luce come si stia generando una distorsione da parte delle aziende verso il sistema incentivante pubblico, quello del Conto Energia soprattutto. Dal 2004 al 2008 gli investimenti nelle fonti di energia rinnovabili e in particolar modo nel fotovoltaico si sono quintuplicate, per un totale di 150 miliardi di dollari di investimenti globali, con la previsione di un mercato che triplicherà nei prossimi 30 anni. In Europa tiene testa la Germania, con alle spalle Spagna e Italia, che soprattutto negli ultimi due anni ha ereditato l'entusiasmo e l'energia spagnole di investimenti nelle fonti di energia rinnovabili.
Cirillo spiega il motivo: in Spagna nel 2006-2007 il boom degli investimenti ha cavalcato l'onda degli incentivi statali che quando poi, prevedibilmente, si sono interrotti hanno prodotto un'improvvisa sospensione di iniziative, che dal territorio spagnolo si sono delocalizzate su quello italiano, che stava partendo con un po' di ritardo a promuovere il settore delle fonti di energia rinnovabili tramite incentivi. L'errore di fondo, spiega Cirillo, che è stato fatto in Spagna ma che si sta verificando anche in Italia è che le aziende si focalizzano solo sul downstream, cioè sulla produzione di kilowattora, e non sulla filiera per creare valore nel medio-lungo periodo. L'incentivo pubblico va colto e sfruttato, ma se non si investe nella filiera, se non si fa “sistema” lungo la filiera, allora il valore dell'incentivo si esaurisce in se stesso e non crea industria. L'approccio integrato che sostiene Cirillo è quello che vede un giusto equilibrio di investimento sia in downstream che in upstream (produzione di silicio e celle) e filiera, (nuovi mercati, nuove tecnologie, efficienza operativa) così da evitare dipendenza dagli incentivi e dalla loro volatilità: si tenga presente, avverte Cirillo, che si prevede che anche in Italia l'incentivazione possa cambiare alla fine del 2010.

L'ultimo intervento del convegno è stato affidato a Bruno Agricola, Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente. Agricola ha fatto tutt'altro che una chiusura celebrativa sulla green economy. Ha denunciato la tendenza di chi lavora nelle rinnovabili a rivelare solo la metà “buona” del settore, quella che ha impatto sull'opinione pubblica, e quindi di pubblicizzare una certa tecnologia come a emissione 0, tenendo nascosto il fatto che, riguardo il fotovoltaico per esempio, la produzione del silicio richiede importanti emissioni di CO2. Agricola non si è definito per nulla contrario alla green economy, ma ha voluto sottolineare come questa espressione contenga la parola economy, che è importante tanto quanto la parola green; ciò significa che anche in questo mercato è necessario ragionare in termini economici, considerando tutti i costi diretti e indiretti, così come normalmente si fa per ogni operazione di business. Riagganciandosi al discorso di Cirillo, ha ribadito che se non ci sono investimenti nella filiera la carica che si registra in questi anni negli investimenti in fonti di energia rinnovabili grazie agli incentivi si rivelerà una bolla, perché gli incentivi hanno ragion d'essere come stimolo per l'avvio del settore ma rappresentano un peso enorme per lo stato e quindi avranno termine in un tempo non troppo futuro.
In conclusione, il workshop ha dato alcuni spunti interessanti e soprattutto ha posto all'attenzione criticità e problematiche, che hanno permesso di tracciare un quadro tanto più verosimile quanto più si è discostato da un approccio totalmente elogiativo della green economy.

Lara Moro

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Tags: green economy, fonti di energia rinnovabili, fotovoltaico, impianti fotovoltaici, efficienza energetica,

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