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I rifiuti e l'energia: a che punto siamo?

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Tra i tanti convegni interessanti sul tema dell'energia che si sono tenuti nell'ambito di Expovillage 2015 - la manifestazione di “preparazione” all'Expo che si è svolta a Varese tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre - uno in particolare era dedicato al tema dell'energia ricavata dai rifiuti (il cosiddetto processo “waste to energy”). A parlare c'era l'ingegner Riccardo Caminada di A2A, la multiutility nata nel gennaio di quest'anno dalla fusione di due aziende milanesi e una bresciana, Aem, Amsa e Asm, e in continua crescita grazie ad altre acquisizioni: l'ultima, avvenuta proprio nel periodo dell'Expovillage, è quella di Aspem, società attiva nei servizi pubblici locali a Varese e provincia, e poco dopo l'A2A si è aggiudicata la gestione del discusso inceneritore di Acerra. L'azienda si occupa di gestione dei rifiuti, produzione distribuzione e vendita di energia elettrica e termica e distribuzione e vendita di gas (recentissimo l'accordo con Gazprom per la distribuzione di gas in Italia).

Obiettivo del convegno era illustrare ai non addetti ai lavori il ciclo produttivo che permette di ricavare energia dai rifiuti. Come esempio è stato scelto l'impianto Silla 2, un inceneritore a recupero energetico (chiamato anche “termovalorizzatore”) gestito dalla società Amsa S.p.a. e attivo dal 2001, situato nella zona nord-ovest di Milano (il camino, alto 120 m, è ben visibile dalla tangenziale Ovest).
Secondo i dati forniti dall'ing. Caminada, nel 2007 A2A ha smaltito un totale di 3 milioni di tonnellate di rifiuti; l'azienda gestisce cinque impianti di termovalorizzazione, dai quali ricava 1.200.000 MWh elettrici e 600.000 MWh termici (fonte dati: www.a2a.eu). Ovviamente non tutti i rifiuti che A2A (tramite le sue controllate) raccoglie vengono inceneriti per trarne energia: sul totale dei rifiuti raccolti dalla società Amsa a Milano, ad esempio, il 41,7% è differenziato e quindi viene avviato verso il riciclo, mentre il 58,3% è indifferenziato e viene utilizzato per la produzione di energia (è interessante notare che il 12% di quel 41,7% di rifiuti differenziati è costituito da materia organica che l'Amsa al momento non può smaltire direttamente e quindi invia ad aziende situate nel Nord Est che ne ricavano compost. Caminada ha altresì dichiarato che si stanno attrezzando per poter riciclare in proprio questi rifiuti). Giusto per dare qualche numero, da quel quasi 60% di rifiuto indifferenziato l'Amsa ricava in media 375.000 MWh di energia elettrica e 62.000 MWh di energia termica all'anno (una buona parte di quest'ultima alimenta il nuovo polo fieristico di Rho).

Per ricavare energia dai rifiuti l'Amsa si serve , come detto in precedenza, dell'inceneritore a recupero energetico Silla 2. E' lì che viene bruciata la quota indifferenziata dei rifiuti, da cui si ricava vapore surriscaldato che viene utilizzato per la produzione di energia (elettrica e termica). L'impianto si avvale di tre linee di combustione indipendenti, ognuna in grado di bruciare 20 tonnellate di rifiuti all'ora (in media l'impianto brucia 450.000 tonnellate di rifiuti all'anno). Ma siccome abbiamo imparato da tempo che nulla si crea e nulla si distrugge, bensì tutto si trasforma, la domanda che sorge spontanea è: quali e quante sono le scorie di questo processo? Qual è, in ultima analisi, il bilancio energetico?
I dati forniti dall'ing. Caminada parlano di 144 gr di scorie per un kg di rifiuti bruciato, il 13% circa. A queste scorie – che vengono recuperate e da cui si ricavano cementi, calcestruzzi e ferro – vanno aggiunti altri 25 gr circa di ceneri leggere e 11 gr di polveri (non è stato detto se e come questi residui vengono recuperati e smaltiti). Al netto di scorie, ceneri e polveri, da un kg di rifiuti si ricavano 0,86 kWh di energia elettrica e 0,104 kWh di energia termica. L'efficienza globale dell'impianto di cogenerazione Silla 2, secondo quanto dichiarato, raggiunge picchi del 61,2%, ma si riduce della metà per tutti quei mesi dell'anno in cui l'energia termica non viene utilizzata (grosso modo, almeno sei mesi l'anno).

Ma per avere un quadro completo del processo di “trasformazione” dei rifiuti in energia bisogna ancora esaminare un lato della questione: le emissioni inquinanti. L'ing. Caminada ha affrontato il tema delle temute diossine ma non ha menzionato le nanoparticelle, che sono un tema caldo - per non dire scottante - quando si parla di inceneritori (per chi non lo sapesse, sono particelle di dimensione nanometrica che, una volta disperse nell'aria, vengono respirate o ingerite dall'uomo e, secondo alcuni recenti studi, possono indurre gravi patologie nell'organismo umano. Nessun sistema di filtraggio è in grado di trattenere queste particelle).
Secondo quanto dichiarato dall'ing. Caminada, le emissioni inquinanti prodotte dalla combustione dei rifiuti sono costituite principalmente da acido cloridrico, anidride solforosa, diossina e ossido di azoto (l'elenco non è esaustivo). Per evitare che queste sostanze vadano disperse nell'aria, l'impianto è stato dotato di un complesso sistema di trattamento dei fumi, che si occupa di neutralizzare (in parte, non del tutto) le emissioni inquinanti prima che i fumi fuoriescano dal camino. Il primo stadio di filtrazione è costituito dall'elettrofiltro, che trattiene le ceneri leggere; i gas acidi e gli ossidi di zolfo vengono invece trattati con bicarbonato di sodio e carbone attivo, mentre il sistema DeNOx abbatte gli ossidi di azoto (tramite ammoniaca, con opportuni catalizzatori). I fumi, così filtrati, sono quindi liberi di disperdersi nell'aria – non prima di essere passati attraverso un sistema di rilevamento delle emissioni: i dati sulle emissioni sono costantemente aggiornati sul sito dell'Amsa (www.amsa.it).
Per quanto riguarda le diossine, infine, Caminada ha dichiarato che la quantità rilasciata in atmosfera annualmente dal Silla 2 è di 10-20 mg circa, di cui – sempre secondo le sue dichiarazioni - la metà si ossida al rilascio nell'atmosfera e l'altra metà si disperde in un'area circostante di qualche decina di km quadrati.

Questo è quanto è stato detto durante il convegno. Dopo un'attenta riflessione, però, rimagono ancora alcuni dubbi, difficilmente ignorabili.
Innanzitutto, non si può non notare una contraddizione di fondo: stando alle dichiarazioni dello stesso Caminada, la volontà di A2A e delle sue controllate è quella di ridurre sempre più la quota non differenziata dei rifiuti. Il che è come dire che nel lungo periodo speriamo tutti che gli inceneritori lavorino sempre meno. Quindi nell'ottica di una strategia energetica (nazionale, ma anche locale) che non sia di corto respiro, ha senso puntare sugli inceneritori come soluzione d'emergenza? Non si può ignorare il fatto che spesso, per non dire sempre, degli inceneritori non ci vengono presentati i lati negativi, bensì quelli positivi di supposta “valorizzazione” di rifiuti altrimenti ineliminabili e di trasformazione a costo zero di scarto in energia.
Possibile che la soluzione migliore e più efficiente per smaltire i rifiuti sia incenerirli? Sinceramente io credo di no, ma è questo quello che viene fatto credere – e basta leggere una brochure di una qualsiasi società che si occupa di termovalorizzazione per rendersene conto. Incenerire i rifiuti è una soluzione d'emergenza nata per le zone urbane e ad alta concentrazione, che andrebbe quantomeno disincentivata - innanzitutto attraverso una minore produzione di rifiuto: pensate che secondo recenti dati del WWF noi italiani siamo tra i maggiori produttori mondiali, con una quota pro-capite di circa 539 kg l'anno.

I rifiuti non si possono eliminare completamente, è vero, ma ridurre considerevolmente certamente sì, ed è proprio questo che una società che ha a cuore il rispetto del pianeta in cui vive dovrebbe provare a fare con ogni mezzo possibile. Riciclo, risparmio e riuso si trovano contrapposti alla produzione di rifiuto indifferenziato che – ci viene detto - si può eliminare solo bruciandolo, con tutto il contorno di emissioni inquinanti.
E qua siamo alla domanda numero due: se è vero che molto è stato fatto per ridurle, le emissioni inquinanti prodotte dall'incenerimento dei rifiuti non sono affatto eliminabili. E gli “argomenti” diossine e nanoparticelle non sono stati correttamente esaminati (e meriterebbero invece di ricevere maggiore attenzione, dato che riguardano la salute di tutti noi).
Insomma, se è vero che da un lato l'inceneritore ci permette di smaltire i nostri rifiuti ricavandone energia, dall'altro è anche vero che l'obiettivo a tendere non può che essere quello di ridurre in maniera considerevole la quota pro-capite di rifiuti. A partire da ogni piccolo gesto quotidiano.

Anna Pozzi

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