L’Europa è pronta per la green revolution? E l’Italia?
Questa la domanda che ci siamo chiesti qualche tempo fa e che ha suscitato le risposte di molti di voi…l’argomento quindi interessa, e crediamo che avere altri elementi su cui riflettere possa sicuramente servire. Al di là di quello che può essere la nostra percezione a volte derivata forse da qualche luogo comune o da qualche preconcetto assorbito, esistono dei dati che ci consentono di avere una visione delle cose un po’ più aderente alla realtà.
Con questi dati possiamo, per esempio, renderci conto di quanto si sia fatto o si stia facendo nel rinnovabile in Italia, piuttosto che in Germania, o anche in Cina. Allarghiamo la nostra prospettiva oltre l’Unione Europea.
Ernst & Young pubblica periodicamente un documento, il “Renewable Energy Country Attractiveness Indices”, che misura l’indice di “appeal” dei vari paesi per gli investitori in fonti di energia rinnovabile. L’ultima edizione è stata da poco pubblicata e prende in esame i 25 principali mercati nazionali di energia rinnovabile, le loro infrastrutture e l’adeguatezza delle tecnologie.
Scopriamo così che, se gli Stati Uniti si classificano ancora al primo posto come paese che attrae di più gli investitori, un grande balzo in avanti è stato fatto dalla Cina, che si classifica al quarto posto, superando il Regno Unito che dal quarto scivola al sesto posto. Al secondo e al terzo posto troviamo la Germania e l’India, mentre l’Italia si conferma al settimo.
La Germania si contraddistingue per la rapidità con cui ha affrontato le sfide poste dalla direttiva sulle rinnovabili dell’UE, secondo cui il totale di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020 per questo paese ammonta al 18%.
La risolutezza tedesca la ritroviamo anche in India, dove il governo da tempo stimola la crescita del settore delle energie rinnovabili, e recentemente ha annunciato il via a tre importanti progetti di incentivazione: uno riguardante il solare fotovoltaico, uno mirante a sviluppare 60 città come solar cities entro il 2012, il terzo con l’obiettivo di promuovere la produzione di energia da biomasse. Il Regno Unito sconta invece una lentezza nell’effettiva implementazione della sua Renewable Energy Strategy che, sebbene pubblicata a giugno 2008, è ora sottoposta a un periodo biennale di consultazione e revisione, che lascerà quindi agli inglesi solo 10 anni per raggiungere gli obiettivi UE del 2020. Che dire dell’Italia? Il nostro paese mantiene la settima posizione ma i suoi sono comunque timidi passi, considerato che il target di produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2020 è fissato al 17% e che nel 2005 la quota raggiunta era del 5,2%. Se poi contiamo che nel 2007 la quota di energia prodotta dalle rinnovabili è stata inferiore del 9% all’anno precedente, l’Italia sembra incespicare: la ridotta piovosità di questi ultimi anni ha diminuito l’apporto dell’idroelettrico che tuttavia non è stato compensato dalla crescita dell’eolico e del fotovoltaico.
Il governo cinese si è posto come obiettivo di incrementare progressivamente la produzione di energia da fonti rinnovabili fino a raggiungere la quota del 15% entro il 2020, il che costituirebbe un aumento dell’8,5% rispetto al 2006: la determinazione dei cinesi è notoria, tanto che solo in pochi anni sono riusciti ad ottimizzare la propria supply chain arrivando a generare un totale di 9GW di capacità prodotta.
La Germania ha così articolato, già dal gennaio 2008, un piano legislativo che prevede l’introduzione di tariffe agevolate e competitive per il proprio mercato, sia per quanto riguarda l’eolico, che il solare, che le biomasse.
A fronte dei costi sempre più alti dei carburanti fossili, la competitività delle energie rinnovabili è sempre più accentuata e i governi sono sempre più sotto pressione per valutare la possibilità di un cambio di direzione consistente verso le potenzialità delle energie rinnovabili, il che in termini di investimenti iniziali comporta senza dubbio un impegno di una certa entità soprattutto tenendo presente lo scenario attuale di recessione globale. Staremo a vedere quali paesi adotteranno una prospettiva di lungo periodo più accorta e sfrutteranno nel modo più efficace l’opportunità del rinnovabile, in termini economici e in termini ambientali. Speriamo l'Italia sia tra questi.





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