Leggete l’articolo completo su New Scientist , e date un’occhiata alla vignetta di Andy Singer. Essa mostra quanta chimica e quante energie fossili ci sono dietro all'etanolo, la benzina prodotta a partire dai campi di mais (ma anche da molte altre colture) largamente diffusa in Brasile e su cui hanno deciso di puntare Stati Uniti e Unione Europea.
Entrambi hanno deciso di promuoverne la produzione, sostenendo che i biocarburanti restituiscono all'atmosfera solo l'anidride carbonica immagazzinata dai vegetali da cui derivano e che, dunque, non contribuiscono all'effetto serra e al riscaldamento globale. Per la precisione, gli Stati Uniti vogliono sostituire entro il 2050 il 30 % della benzina con i biocarburanti e l'Unione Europea vuol sostituire l'8% della benzina entro il 2015.
Ecco varie considerazioni sul biodiesel. Pro e contro.
Il biodiesel abbatte drasticamente l'impatto ambientale, in particolare reduce sensibilmente le emissioni di anidride carbonica, perché la CO2 rilasciata era già presente nell'atmosfera, al contrario di quella proveniente dalla combustione dei derivati del petrolio che viene invece immessa nell'atmosfera sottraendola al sottosuolo.
Ma questa è una visione restrittiva della situazione: i biocarburanti ottenuti dalle colture sono stati promossi ed erroneamente percepiti come “C neutrali”, cioè come carburanti che non aggiungono all’atmosfera alcun gas serra. Ciò è falso, in quanto ignora i costi d’emissione di C e d’energia dei fertilizzanti e pesticidi usati per l’allevamento delle colture, l’uso delle attrezzature agricole, il processamento e la raffinazione dei prodotti agricoli, il trasporto e le infrastrutture per il trasporto e la distribuzione. Questi altri costi per la produzione d’energia ed emissioni di C possono essere piuttosto consistenti, specialmente se i carburanti sono prodotti in un paese per essere esportati in un altro.
Notizia positiva è che il numero di cetano superiore garantisce prestazioni ottimali e una migliore efficienza del motore.
Inoltre, essendo ottenuto da componenti organici naturali, il biodiesel è completamente biodegradabile e non è tossico.
Nei motori di produzione recente, il biodiesel può essere utilizzato senza problemi anche in purezza, mentre concentrazioni fino al 30% sono tollerate anche dai motori più vecchi.
Altro aspetto negativo. Come sempre accade per quanto concerne i combustibili derivanti da coltivazioni agricole, la preoccupazione più tangibile riguardo al biodiesel è che i benefici sull'impatto ambientale derivanti dal mancato uso di combustibili fossili vengano azzerati in fase di produzione dei vegetali necessari all'ottenimento del biocarburante stesso. La produzione di biodiesel è in forte ascesa, e il suo prezzo sul mercato è ancora piuttosto alto; per questo molte nazioni stanno ampliando le coltivazioni legate al biodiesel, specie quelle di palma da olio, la pianta che offre il rendimento più alto. Ciò può però andare a discapito degli habitat naturali e delle foreste, con conseguenze drammatiche e imprevedibili sugli equilibri naturali e sulle specie animali.
In particolare nel Terzo Mondo le colture bioenergetiche impegnano sicuramente terra preziosa che potrebbe essere usata per coltivare piante alimentari, per cui con la diffusione di colture bioenergetiche la sicurezza alimentare diventa un problema che scotta ancora di più.
La pressione sulla terra da parte di colture alimentari e bioenergetiche farà aumentare i prezzi mondiali degli alimenti, colpendo duramente i paesi più poveri e più affamati.
Inoltre il biodiesel produce maggiori emissioni di ossidi di azoto rispetto al gasolio; questi si formano per via delle alte temperature d'esercizio del motore, e il maggiore numero di cetano (l'indicatore del comportamento in fase di accensione) assieme al più elevato contenuto di ossigeno potrebbero essere la causa dell'aumento del 20% circa che si registra con il biodiesel.
Infine, il biodiesel si trasforma in gel alle basse temperature, cosa che ne richiede l'uso assieme ad additivi o con percentuali di gasolio nei paesi in cui la temperatura scende sotto lo zero nei mesi freddi.
Che ne pensiamo noi?
Lo scenario attuale mondiale offre al problema energetico diverse soluzioni alternative ai carburanti fossili e tutte rinnovabili o meno inquinanti o a basso impatto ambientale, come l’energia idroelettrica, eolica, solare, oceanica, geotermica e l’uso di biomasse di scarto, che comprende i rifiuti organici urbani, industriali ed agricoli. E probabilmente in tutto ciò l’uso di colture alimentari e non alimentari per produrre biocarburanti è una scelta sbagliata.
La soluzione intelligente ce la offre la natura, che suggerisce di conservare e riciclare le risorse naturali attraverso processi e ritmi accettabili.
Non sprechiamo e ricicliamo: riutilizziamo i prodotti di scarto per produrre energia efficiente e sostenibile.





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