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Nuovo anno significa nuovi propositi, rigorosamente green!! Ecco a voi tante idee per trascorrere il nuovo anno all’insegna dell’ecosostenibilità. Restate sempre sintonizzati e non dimenticatevi di consultare il calendario di Yes.life!
Sonia Scommegna
Con questo articolo Yes.life inizia un serie di puntate dedicate al mondo del nucleare.
Quanto ne abbiamo sentito parlare in quest’ultimo periodo? Tantissimo! Il nucleare è un hot topic troppo importante!
E così anche noi abbiamo pensato di fare un’approfondita ricerca, anche aiutati dal nostro ingegnere nucleare Antonino Ingargiola, che lavora con noi in Yes.co.
Informandomi da più fonti ho notato che girano moltissimi numeri sul nucleare, moltissime tesi, moltissime opinioni, e ideologie molto forti, spesso non del tutto fondate.
Mi sono estraniata dal tutto e ho iniziato il mio lavoro, informandomi da più parti. Per ultimo, ho tirato le mie conclusioni.
Voi che ne pensate?
Questo il percorso di discussione:
#1: Il nucleare è economico?
#2: Il nucleare è pulito?
#3: Uranio in abbondanza?
#4: Il nucleare è pericoloso?
#5: Quali sono le frontiere del nucleare?
Scarica il dossier completo in formato pdf!
Buona lettura!
L’Università Mit di Boston ha effettuato uno studio, che indica che il costo attuale di un kWh nucleare è di circa 6,7 centesimi di dollaro, contro i 4,2 del carbone e i 3,8 del gas naturale.
Da uno studio effettuato dall’Università di Pisa emerge invece che il costo del nucleare è di 3 centesimi di dollaro al kWh, quindi più basso di tutte le altre fonti energetiche (rinnovabili e non rinnovabili).
In linea di massima il costo del nucleare si suddivide nelle seguenti voci:
- 53% costo di investimento
- 28% costo del ciclo di combustibile (di cui circa il 6% dovuto all’acquisto dell’uranio vero e proprio)
- 17% costo di esercizio e manutenzione
- 2% costo dello smantellamento e recupero del sito
Un aspetto interessante che emerge da questi numeri è che l’uranio incide in maniera limitata sul costo finale dell’energia nucleare (solo il 6%). Questo significa che, anche un raddoppio del prezzo del combustibile, peraltro improbabile data la provenienza dello stesso da diverse parti del mondo (per lo più aree politicamente stabili, come Australia, Kazakistan e Canada), non inciderebbe in modo significativo sul prezzo dell’energia prodotta; pensate che una triplicazione del prezzo dell’uranio porterebbe il costo del kWh nucleare ad un aumento solo del 16%!
Questa situazione è decisamente differente da quella del petrolio, il cui prezzo è in costante ed esorbitante crescita. Ormai ha superato la soglia dei 140$ al barile, e pensate che dieci anni fa eravamo a 12$ al barile! Fatto questo sicuramente molto penalizzante per il nostro Paese, poiché l’Italia dipende all’85% dalle importazioni dall’estero, e in media il prezzo dell’energia elettrica è ben più elevato rispetto alla media europea, proprio a causa di un eccessivo sbilanciamento verso i combustibili più costosi in assoluto e passibili di pericolosi rialzi (petrolio e gas naturale).
L’uranio, invece, viene oggi estratto da giacimenti molto concentrati a 20 $/kg. Le riserve così accertate ammontano a circa 5 milioni di tonnellate ( anche qui, c’è chi parla di 3 tonnellate e c’è chi parla di 10! ); se si arrivasse ad estrarre uranio dal mare (dove ci sono 20 miliardi di tonnellate di uranio) potremmo arrivare a dei costi intorno ai 300 $/kg (si stanno facendo delle ricerche in questo senso in Giappone), ma anche in questo ipotetico caso pensate che il prezzo resterebbe paragonabile a quello delle fonti fossili.
Ultimo punto, ragioniamo sul costo al kWh delle fonti rinnovabili . Ecco qui a sinistra lo studio commissionato da APER sui costi di generazione elettrica delle singole fonti rinnovabili.
Ed ecco che emerge che tutte le fonti rinnovabili costano molto di più del nucleare (sia prendendo come base i dati del Mit sia quelli dell’Università di Pisa).
Concludendo: gli studi danno dati discordanti, ma partono da presupposti e ipotesi differenti (quindi difficilmente comparabili). Entrambe le ricerche prese in considerazione indicano chiaramente che i calcoli sono plausibili, ma non effettivamente provati. Un’analisi precisa dei costi dovrebbe considerare molte variabili, tra cui il fattore temporale (non bisognerebbe considerare solo il presente ma anche i miglioramenti delle tecnologie future), oppure gli eventuali costi necessari per contenere entro limiti accettabili l’impatto ambientale di una fonte energetica.
Nel mix dei costi dell’energia nucleare, l’uranio incide solo per una minima percentuale, il che significa che anche un forte aumento del costo della materia prima (per qualsiasi motivo geografico-politico) non provocherebbe un innalzamento significativo del costo finale dell’energia. ...E ricordiamo che l’uranio è presente in aree politicamente stabili.
Si sente spesso la frase che “per svilupparsi il nucleare ha bisogno di aiuti e sovvenzioni”. Vero. Ma attenzione, una frase del genere non significa che sia l’unica fonte di energia che necessiti di contributi statali. Dobbiamo infatti sottolineare che anche le opere eoliche e solari sono attualmente soggette a sovvenzioni dello stato. Ad oggi non esistono conti economici positivi, nè per il nucleare, nè per il solare, nè per l’eolico, a meno di contributi statali.
Le fonti rinnovabili costano molto di più dell’energia nucleare. Certo, sono fonti rinnovabili, disponibili a tutti in grandi quantità, quindi devono assolutamente essere sviluppate e incentivate, ma, ad oggi, restano ancora quelle più costose, e non sarebbero in grado di sostituire le fonti fossili.
...continua!
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2% il costo di smantellamento? Veramente per il decommissioning delle centrali si parla di costi molto maggiori di quelli di costruzione delle centrali stesse e vanno aggiunti gli anni in cui la centrale a fine vita rimane inoperativa ma comporta costi per il mantenimento in sicurezza.
E il commento che è improbabile che l’uranio raddoppi il suo prezzo? é decuplicato negli ultimi 10 anni, perchè dovrebbe fermarsi?
@cp965
Se dai un’occhiata ai numeri nella tabella dell’articolo noti quanto sia alto il costo al kilowattora del fotovoltaico.. dal punto di vista economico il nucleare batte tutte le fonti rinnovabili...
@ scu
Per quanto riguarda il prezzo dell’uranio, esso incide in minima parte sul costo totale del kilowattora. Non è detto che non raddoppi il suo prezzo, ma anche in questo caso inciderebbe di molto poco sul costo finale dell’energia.
Se anche si arrivasse a 300$ al kg (quanto oggi viene stimata l’estrazione dell’uranio dal mare - futura e ultima ipotesi), anche in questo caso non ci sarebbe un incisivo cambiamento del prezzo finale dell’energia.
@ cp965 + giacomo
il mix energetico italiano DEVE ASSOLUTAMENTE prevedere uno sviluppo impetuoso e inarrestabile di tutte le fonti rinnovabili!!! l’italia è già oggi una sorta di paradiso fiscale per quanto riguarda gli incentivi...il conto energia e i certificati verdi sono un vantaggio tutto italiano che ognuno di noi italiani paga in bolletta. e poi poche aziende traggono vantaggio da questi incentivi, quelle con grandi capitali che occupano suolo e tetti per metterci i pannelli. ma tutti noi possiamo avvantaggiarcene...facciamolo! Yesco nasce per supportare tutti a raggiungere questi vantaggi! (pubblicità progresso :) ).
Le nuove tecnologie legate al torio, oppure i veri costi di implementazione del nucleare sono temi incredibilmente complessi da trattare...giulia ci ha voluto informare di una cosa importante, il costo dell’uranio è una variabile non così influente sui costi dell’energia nucleare. in altre situazioni abbiamo tanto parlato di altri costi che andrebbero considerati in questi calcoli, quelli ambientali e sociali, con il caro Walter abbiamo discusso delle criticità dell’indicatore PIL, proponendo una discussione sul FIL, ma questi sono difficilmente oggettivabili.
io ritengo che il mix energetico italiano debba NECESSARIAMENTE ridurre la propria dipendenza dall’estero, sicuramente tramite le rinnovabili!! Sul nucleare non so...conservo tutte le mie perplessità e paure, ma anche tanta positività e speranza...siamo qui apposta per discuterne con serietà e approfondimento!
@rengo77
l’incapacità di gestire i rifiuti di Napoli è una vergogna solo di Napoli! una città splendida rovinata nella sua immagine da politici corrotti che hanno un nome e un cognome (Bassolino e Iervolino). Salerno da anni effettua la raccolta differenziata e non ha putridume per le strade!!
Ci sono infinite eccellenze in italia...sapete che uno tra i migliori termovalorizzatori al mondo è in italia (brescia)?? sapete che la migliore azienda nel mondo di sistemi frenanti è in italia (Brembo)?? sapete che tutte le auto del mondo tranne quelle della Toyota sono fatte con robot automatizzati italiani (Comau)??
che quattro mafiosi di merda condizionino le scelte politiche ed energetiche del nostro paese non fa parte del mio modo di ragionare! io dico NO ai mafiosi, ai corrotti, ai modi di lavorare alla carlona!! svegliamoci, ma per davvero però!! e non lasciamo ai francesi la sola responsabilità delle scorie radioattive che sono servite per alimentare il 25% del nostro fabbisogno elettrico...
@giulia
Fermo restando che attualmente il prezzo dell’uranio incide poco sul costo dell’energia nucleare (e visti i prezzi di costruzione delle centrali che lievitano continuerà a farlo)...
quoto "....anche un raddoppio del prezzo del combustibile, peraltro improbabile data la provenienza dello stesso da diverse parti del mondo...." è una frase che ha poco senso visto che è decuplicato negli ultimi 5 anni e non si da spiegazione del perchè non dovrebbe continuare a farlo....
Per il sole si sa che ha un prezzo la tecnologia fotovoltaica, vedremo le novità che promettone di abbattere i costi.... nel campo nucleare le novità promettono solo di aumentarli attualmente, ma le fer non si limitano al sole, il vento ad esempio stà vedendo uno sviluppo massiccio e anche in quel campo i prezzi potrebbero scedere se aumentano le imprese che investono e aumentano le richieste....
Poi il problema energetico non si esaursce con il problema energia elettrica, servono combustibili (o altre tecnologie) per i trasporti, per il riscaldamento, per alcuni settori dell’industria
@ rengo77
Se le comprasse vecchie e senza guscio... potrebbe anche quasi passare, ma non le deve comprare le deve realizzare, il contratto enel prevede il decommissioning di due centrali attive (i cittadini pagano una tassa in bolletta per sopperire ad i costi) e il completamento di due reattori realizzati al 50% un tot di anni fa e mai finiti perchè non c’è stato l’aumento di richiesta di energia previsto.... con un progetto a questo stadio non si può pensare di realizzare l’edificio di contenimento e il progetto originale era abbastanza risicato, pertanto anche implementare ulteriori misure di sicurezza rispetto a quelle originali è quasi impossibile per problemi di spazio.
Sulla necessità di ridurre le dipendenze dall’estero, mi trovi assolutamente d’accordo (e non mi viene in mente nessuno, tranne coloro che ci vendono l’energia, che potrebbe essere in disaccordo). Il problema principale del consumo energetico in Italia però, non è purtroppo legato alla sola corrente elettrica e/o al riscaldamento nelle case. Purtroppo le auto a plutonio sono poco più di una fantasia degli anni 50 e nel frattempo bruciamo petrolio come forsennati, ad un costo letteralmente impazzito.
Come giustamente sottolinea Jean, bisogna investire sul rinnovabile, e bisogna farlo coerentemente, organicamente, massicciamente e soprattutto subito: bisogna cambiare stile di vita, smettere di usare le auto ove possibile, passare ad auto ibride, sfruttare gli incentivi per installare pannelli solari sulle case e sulle aziende.
Il problema è che si deve cambiare la testa della gente, ed è sempre il passaggio più difficile...
Cara Giulia, complimenti per l’articolo, vorrei solo far notare una cosa riguardo al confronto tra costi dell’energia nucleare e costi delle energie rinnovabili intermittenti (solare, eolico e idroelettrico fluente). L’energia elettrica prodotta ha un valore diverso: quella nucleare è un’energia più pregiata dal punto di visto tecnico essendo sempre disponibile nel normale funzionamento della centrale. Mi spiego meglio: l’elettricità non si può immagazzinare e di conseguenza produzione e consumo devono essere sempre sincronizzati. Questo implica che quando nel sito di un impianto eolico cala il vento e la produzione cessa o diminuisce o ho un parallelo calo della domanda di elettricità (improbabile) o devo portare in linea dei generatori alternativi (tipicamente alimentati a gas o olio combustibile) per "riempire il buco". Questo ha naturalmente dei costi che rappresentano la differenza di valore tra l’elettricità proveniente da una fonte continua e una intermittente. Un importante corollario è che se metto in rete 1 GW di nucleare posso pensionare 1 GW di impianti a fonti fossili, se metto in rete 1 GW di eolico gli impianti fossili devo tenerli, anche se naturalmente li userò meno. I tedeschi di Eon hanno stimato un credito di capacità per l’eolico del 4%, ovvero i 1000 MW permettono di ritirare 40 MW di fossili. Faccio l’esempio dell’eolico perché in Germania hanno già fatto l’esperienza e perché è la fonte più problematica dal punto di vista dell’intermittenza visto che la potenza eolica, per una legge fisica, varia con il cubo della velocità del vento.
Leggermente diverso, e migliore, è il caso dell’energia solare dove la massima produzione coincide in genere con la massima domanda e l’intermittenza è minore.
In conclusione una comparazione corretta tra rinnovabili intermittenti e nucleare dovrebbe tener conto dei costi per i generatori di back-up o, in alternativa di sistemi di accumulo dell’energia (batterie, bacini idroelettrici o idrogeno).
Un’analisi del genere è stata fatta nel 2004 dalla "Royal Academy of Engineering" per il Regno Unito ed ha trovato un incremento di costi di circa il 25% per l’eolico in terra, molto minore per l’eolico offshore, vista la maggiore costanza dei venti.
Ma davvero pensate che si possa giocare d’azzardo con le generazioni future in questa maniera?
Aumentare la produzione di materiali radioattivi senza aver ancora individuato una maniera definitiva di liberarsene è pura follia a mio avviso.
La radioattività dura centinaia e migliaia di anni, ammesso che si individui un sito per depositare questi materiali, chi ci garantisce che tra 100, 1000 o 10000 anni quei luoghi siano:
riconoscibili (le lingue e i simboli cambiano nel tempo)
stabili geologicamente
stabili politicamente (chi ci dice che tra 1000 anni l’america, ad esempio, non diventi un luogo in mano ad estremisti o simili?)
sostenibili economicamente
Questa maniera di procedere, costruire e mettere in funzione produttori di materiali pericolosi per millenni, senza aver stabilito chiaramente e concretamente cosa farne è da incoscienti e dimostra il disprezzo, oltre che l’ottusità politica, nei confronti delle future generazioni... che ringrazieranno per i tanti regali che gli stiamo lasciando.
il rischio esiste, ma il rischio è un concetto intrinseco alla vita stessa. malattie, incidenti e situaizoni al di fuori del nostro controllo ci mettono in una situaizone di rischio che dobbiamo controllare al meglio. E’ più richiosa qualche decina di metri cubi di rifiuto radioattivo, oppure tonnellate infinite di rifiuti chimici, o di prodotti batteriologici, o di bombe batteriologiche? io non lo so di certo ma mi sembra importante evidenziare i pesi e le misure.
E’ questione di ordini di grandezza, di numeri.
non di allarmismo qualitativo.
leggetevi questo nostro approfondimento.
buona giornata a tutti
Cosa hanno a che fare i rifiuti radioattivi con:
rifiuti chimici
prodotti batteriologici
bombe batteriologiche?
non vedo il nesso con il fatto di aggiungere ulteriore e pericolosissima "monnezza" su questa terra tramite scorie da nucleare.
Consiglio la visione, in sequenza, dei seguenti post/video:
Byoblu incontra Michele Boato. La decrescita felice
La petizione: no al nucleare, sì al sole. Per il bene comune
SOS fotovoltaico: tutto quello che vorreste sapere ma che non avete mai osato chiedere.
discutiamone, se volete.