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Sonia Scommegna
Quarta puntata del nostro viaggio nel mondo del nucleare. In questo articolo parleremo della pericolosità delle centrali. I pericoli sono effettivi? Quali misure di sicurezza sono in atto?
Vi ricordiamo il nostro percorso:
#1: Il nucleare è economico?
#2: Il nucleare è pulito?
#3: Uranio in abbondanza?
#4: Il nucleare è pericoloso?
#5: Quali sono le frontiere del nucleare?
Scarica il dossier completo in formato pdf!
I rischi intrinsecamente legati alla tecnologia nucleare consistono nel pericolo di un attacco terroristico, nella possibilità di un incidente, e nella possibilità che gruppi terroristici si impossessino di materiale per creare armi nucleari. Perchè è un dato di fatto che bastano pochi chilogrammi di uranio arricchito o di plutonio (contenuto nelle scorie) per costruire una bomba atomica.
Per quanto riguarda gli attacchi terroristici: i reattori nucleari sono costruiti con uno strato di cemento di circa 2 metri di spessore che protegge il contenuto, sia dall’interno sia dall’esterno. E anche se un aereo si scontrasse con la centrale, non riuscirebbe a rompere lo strato esterno. Esistono al mondo molte altre strutture che sono molto più vulnerabili, come gli impianti di gas naturale e gli impianti chimici.
L’Università di Pisa ha effettuato uno studio sull’eventuale impatto che potrebbe avere il dirottamento di un aereo di linea su un reattore, date un’occhiata alle conclusioni qui!
Per quanto riguarda la possibilità di incidenti di una centrale nucleare, gli ingegneri nucleari affermano che, se sommiamo tutti i reattori costruiti, arriviamo a 24.000 anni di esperienza. E la generazione III+, che sarà disponibile nel 2012-2015, avrà un rischio teorico assolutamente irrisorio.
Da uno studio dell’Università di Pisa, effettuato dal dipartimento di ingegneria meccanica nucleare e della produzione, leggo: “I reattori nucleari delle Generation III e III+ (per intenderci, i reattori EPR attualmente utilizzati in Francia) presentano delle caratteristiche innovative rispetto ai reattori della II generazione. L’obiettivo di questa tipologia di reattori è quella di 10 alla 8 anni-reattore senza incidenti, ovvero, in altri termini, un reattore costruito all’epoca dei dinosauri (ossia all’inizio del periodo Cretacico superiore) avrebbe avuto meno del 50% della probabilità di essere soggetto ad un guasto dalla sua “costruzione” fino ad ora.”
Il rischio non sarà mai comunque pari a zero, come spiega Fortuna dell’Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare): “Da un punto di vista scientifico si può minimizzare il rischio, non eliminarlo. Questo vale per tutte le attività umane. Il processo nucleare è tra i più studiati in assoluto, usiamo modelli di calcolo con margini di incertezza inferiori al 3%. Analisi dei rischi così rigorose, gli impianti civili di tipo chimico e molte attività industriali se le sognano...”
Se vi interessa approfondire i sistemi di sicurezza utilizzati nelle centrali nucleari, e come è strutturato un reattore, date una lettura allo Studio dell’Università di Pisa
Per quanto riguarda invece la possibilità che malintenzionati si impossessino di uranio arricchito o di plutonio ad oggi esistono 2 possibilità. Una consiste nell’aumentare i poteri dell’Iaea (International Atomic Energy Agency), imponendo a tutti i Paesi che avviano un programma nucleare di sottoporsi a controlli a sorpresa. L’altra richiederebbe di imporre una filiera del nucleare che esclude ogni recupero e riutilizzo delle scorie di combustione dell’uranio (come abbiamo spiegato nel capitolo “Il nucleare è pulito e non inquina” oggi le scorie vengono spesso riciclate), eliminando la possibilità di ricavarne il plutonio necessario per costruire le bombe. Ma questo significherebbe accumulare ancora più scorie radioattive con lungo periodo di decadimento e quindi aumentare la gravità del problema del loro stoccaggio.
Mi sento di dire in generale che il problema, se lo rigiriamo, perde però di significatività.
Ha senso bandire nel mondo tutto quello che in prospettiva potrebbe essere utilizzato in modo non corretto per scopi terroristici o comunque nocivi alla comunità? Proviamo a pensare ad una autobomba, fatta di pochi elementi, facilmente recuperabili... beh, sicuramente non è possibile eliminare a priori tutto ciò che in teoria potrebbe essere usato per far del male alle persone.
L’Italia importa ad oggi grandi quantità di petrolio e di gas naturale da paesi ad alto rischio di instabilità politica (Algeria, Medio Oriente) ed una considerevole quantità di energia elettrica dalla Francia (dove viene prodotta per lo più utilizzando centrali nucleari). Perchè dovremmo limitarci di una risorsa energetica efficiente come l’uranio per la sua eventuale pericolosità, quando nel caso di un incidente (tra l’altro altamente remoto) in Francia, ne saremmo coinvolti anche noi?
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