E’ quello che è successo a Torri Superiore: siamo nella Liguria più occidentale, vicino a Ventimiglia, e più in particolare nella Val Bevera attraversata dall’omonimo fiume.
Possiamo parlarvi anche del villaggio di Corricelli, vicino Prato, abbandonato tra la metà e la fine degli anni 60, acquistato nel 2001 da un gruppo di amici che, costituitosi come Associazione Basilico, si è adoperato nel suo recupero come villaggio in cui si persegue e condivide uno stile di vita ecosotenibile; e del progetto Panta Rei, ideato dalla Cooperativa della Buona Terra che gestisce un territorio di 150 ettari a Passignano sul Trasimeno (Pg), nel quale ha realizzato una delle primissime Fattorie Didattiche.
Sono tutti esempi, questi (ma ce ne sono altri, basta visitare il sito www.mappaecovillaggi.it), che mostrano come esperimenti di questo genere non sono utopie, ma idee realizzabili, concrete, che si stanno facendo strada in modo lento e graduale ma che pongono all’attenzione di tutti l’alternativa su cui forse si può pensare la società del futuro. Richiedono sicuramente un grado di consapevolezza di se stessi molto più deciso perché il coinvolgimento personale è a 360 gradi, e quindi impegno e determinazione sono imprescindibili. Ma non va dimenticata un’altra qualità importante, la pazienza, perché i buoni risultati si ottengono col tempo e se è la natura che si è scelta come cornice e sostanza della propria vita allora conviene cominciare ad adattarsi ai suoi ritmi lenti.
Se dapprima, infatti, l’obiettivo era principalmente quello di far rivivere Torri, si è imboccata poi la strada ecologista, una strada anche un po’ obbligata, considerando la natura di Torri, un borgo completamente fatto in pietra e solcato da un labirinto di scale, terrazze e vicoli.
Materiali convenzionali come ferro e cemento sarebbero stati del tutto fuori luogo, più in sintonia senza dubbio il sughero, il cotto e le calci. I residenti, venti in tutto, compresi i bambini, hanno creato un orto biologico, che produce per consumo interno olio, verdura e frutta, ora si apprestano a installare pannelli solari di nuova generazione che inizialmente dovrebbero garantire il 30% del riscaldamento per l’inverno, per poi aumentare fino al 50%. Ci sono poi i corsi (di yoga, ceramica, permacultura) e una struttura ricettiva, su cui si regge quasi del tutto l’economia solidale della comunità.
In questo eco-villaggio sottile è la linea che divide ciò che è vita e ciò che è lavoro: ognuno degli abitanti è più abile in una certa attività, ma a seconda delle esigenze ci si rende disponibili a fare un po’ di tutto. Per prendere le decisioni, la piccola comunità si riunisce una volta alla settimana e delibera seguendo il metodo del consenso, rispecchiando e rispettando così quello spirito di solidarietà e concordia che sta alla base di uno stile di vita decisamente totalizzante.
Hanno deciso di ridare vita a questo mucchietto di case, ricostruendole secondo le tecniche della bio-edilizia, del risparmio energetico, attraverso l’autoapprendimento e l’autocostruzione, riappropriandosi di conoscenze e abilità appartenute ai nostri nonni ma che ormai noi stiamo dimenticando. Quindi, utilizzo di pannelli solari, compost toilet, una casa di terra e paglia in via di realizzazione, e anche qui, principi dell’aiuto reciproco, del lavoro pratico, della crescita culturale collettiva.
Un’Associazione, infatti, si occupa di gestire le attività che si svolgono nel villaggio, organizzandosi in vari gruppi: c’è il gruppo Associazione Teatro Granara, che organizza nel periodo estivo un festival di spettacoli e laboratori, il gruppo di educazione ambientale Associazione Centopassi, che gestisce corsi e campi estivi per i ragazzi dagli 8 ai 18 anni, il gruppo ospitalità, altri gruppi in embrione, come quello di salute e medicina alternativa e di agricoltura biologica. Un’eco villaggio, quello di Granara, aperto alla sperimentazione, in cui nella cornice di un modello di vita ecologico e rurale, l’investimento umano sta alla base di tutto.
Panta Rei è un piccolo villaggio ecologico creato per dare la possibilità a giovani e adulti di sperimentare modi di vivere, consumare, produrre e costruire in modo ecosostenibile e rispettoso dell’ambiente e dell’uomo; a questo proposito è stata recuperata un’area agricola abbandonata che si è provveduto a ricostruire usando soltanto materiali a basso impatto ambientale, ad alimentare attraverso l’energia fornita dal sole, dal vento e dalle biomasse e a organizzare in modo che tutti i cicli delle risorse possano essere seguiti dall’inizio alla fine.
I visitatori possono soggiornare nelle strutture ricettive di cui Panta Rei si è dotata, possono partecipare a vari seminari, workshop, laboratori sui temi delle fonti di energia rinnovabili, dell’acqua, della terra, della qualità della vita. Numerose e incentrare sul “fare” le iniziative rivolte ai ragazzi delle scuole, che gestiscono il centro dalla preparazione dei pasti, alla gestione delle fonti energetiche rinnovabili, alla divisione dei rifiuti, alla conduzione dell’orto biologico. Come in Torri Superiore, Panta Rei è un centro di sperimentazione, un cantiere permanente in cui si vivono esperienze diverse e in cui si fa conoscenza e si acquista consapevolezza di un modo di vivere nuovo, più naturale e più sensibile all’ambiente in cui siamo immersi.





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