Mi è piaciuto l'articolo di Cristoforo Zervos comparso su Il Legno Storto.
Eccovene un estratto.
Oggi in Africa 1 persona su 4 possiede una radio; 1 persona su 13 possiede una televisione; 1 persona su 35 possiede un telefono mobile; 1 persona su 40 ha una linea fissa; 1 persona su 130 ha un personal computer e 1 persona su 160 usa Internet.
Sono lontani i tempi in cui solo poche città avevano l’esclusiva per poter accedere alla rete. Oggi in ogni capitale, anche se questo non è un dato incoraggiante rispetto ai paesi più industrializzati, i cittadini africani possono utilizzare la rete. I costi dei computer sono ancora alti e quindi , molto spesso, l’utilizzo della rete avviene in luoghi pubblici, per lo più dagli «internet cafè» dove le persone acquistano a tempo la possibilità di «navigare». Il numero complessivo dei computer collegati in modo permanente a Internet in Africa (escludendo il Sudafrica) ha finalmente superato le 10.000 unità all'inizio del 1999 e nel gennaio 2000 è giunto a quasi 12.000, una crescita del 20% indicata dalle ricerche di Network Wizards. L'Africa insomma ha un numero di host Internet paragonabile a quello di uno stato come la Lettonia e nel 2008 sta ancora aumentando. Al momento il costo medio di una connessione dialup a Internet per 5 ore al mese in Africa è intorno ai 50 dollari al mese, ma le tariffe dei provider hanno forti variazioni (tra i 10 e i 100 dollari al mese) a seconda della maturità dei mercati, delle tariffe degli operatori telefonici locali, delle singole politiche nazionali e dell'accesso a connessioni internazionali.
Nonostante questo i governi africani sembrano poco preoccuparsi dei siti blog e di tutti quei siti privati di informazione «contro». Molto probabilmente più per ignoranza tecnologica che per altri motivi, nonostante la gente si colleghi dagli internet cafè, facilmente intercettabili dalle autorità, soprattutto a causa della maggior parte degli utenti poco esperti. Certo l’Africa ha enormi problemi di corruzione e di violenza, ma forse un mezzo come internet potrebbe essere il modo per denunciare tali atti, sperando che la troppa «democrazia virtuale» non provochi altre repressioni nel continente, già di per se oberato da fin troppe ingiustizie.








