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Sonia Scommegna
Miliardi di sacchetti di plastica abbandonati fanno ormai parte del paesaggio di molte regioni dell’Africa. Vi raccontiamo le numerose iniziative degli stati africani per ridurre questo grave e crescente problema.
Più che in altri luoghi del mondo, il sacchetto di plastica ha creato enormi problemi alle comunità rurali e urbane africane che avevano preferito la modernizzazione alle borse fatte di materiali naturali e biodegradabili.
Adesso si cerca di correre ai ripari per cercare di bloccare una colonizzazione fatta di plastica e rifiuti. Tra le iniziative più diffuse in tutto il continente vi sono divieti totali, tasse elevate sui sacchetti di plastica, politiche ambientali basate su riciclo ed eco-fashion, petizioni su social network come Facebook. Vediamo quali sono le differenze nei singoli stati africani.
In Sudafrica la distribuzione gratuita dei sacchetti di plastica usa e getta è diventata illegale. Una legge del 2003 autorizza i sacchetti di plastica con uno spessore minimo di 30 micron e vieta la circolazione di sacchetti più sottili, impossibili da riutilizzare, introducendo inoltre un costo a carico del cliente.
Ma il Sudafrica non è solo repressione e divieti: a Johannesburg campeggia un enorme cartellone pubblicitario, fatto interamente con sacchetti di plastica riciclati dallo slogan “una sola banca può veramente essere chiamata banca verde”. L’idea è venuta ad una famosa banca che ha creato questo geniale invito al riciclo ma anche una fortunata trovata pubblicitaria.
In Rwanda c’è una vera e propria fobia del sacchetto di plastica: nel 2006 sono stati vietati i sacchetti di plastica inferiori a 100 micron di spessore, sostenendo quest’iniziativa con campagne di sensibilizzazione. Ma alla mancata sensibilizzazione è seguita la repressione: i negozianti hanno il divieto di dare i sacchetti di plastica ai loro clienti, pena la chiusura dell’esercizio, le persone non possono circolare per strada con sacchetti di plastica e vengono controllati persino i bagagli alla frontiera per assicurarsi che nessuno trasporti sacchetti di plastica di nascosto.
In Tanzania, nel 2006, il vicepresidente Ali Mohamed Shein ha annunciato alla televisione di stato il divieto totale di importazione, fabbricazione e vendita di sacchetti e contenitori di plastica e l’ordine di utilizzare materiali riciclabili o biodegradabili ponendo l’ambiente al di sopra di qualsiasi altro interesse. Il governo ha in particolare suggerito l’uso di sacchetti di rafia come alternativa (una fibra grossolana ricavata da una varietà di palme dell’Africa tropicale).
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