Da paese debitore a creditore, è questo lo straordinario passo compiuto dal Brasile in questi giorni, sorprendendo l’economia mondiale.
Il gigante sudamericano ha nei suoi forzieri riserve in valuta straniera pari a 190 miliardi di dollari, mentre il totale dei debiti verso l’estero, per il settore privato e per quello pubblico, ammonta a 183 miliardi. Fatti quattro calcoli?
E le conseguenze di questo grande passo si vedono anche nella vita quotidiana. I brasiliani escono la sera, viaggiano molto, grazie anche al cambio forte, il numero dei ricchi aumenta rapidamente e il mercato immobiliare è in pieno boom.
I motivi del miracolo economico brasiliano sono molteplici, ma senza dubbio una parte importante l’ha avuta il boom dei biocarburanti. Leader nel mercato mondiale, nel 2007 il Brasile ha visto uscire dai suoi stabilimenti 20 miliardi di litri di etanolo ricavato da canna da zucchero, pari al 35% della produzione mondiale di carburanti da prodotti agricoli.
Successo frutto della lungimiranza dei governi di Brasilia, che cominciarono a puntare su questo tipo di energia già durante la crisi petrolifera del 1973.
Oggi, fra quanti credono alla scelta brasiliana ci sono Bill Gates, che ha scommesso 84 milioni di dollari sulla Pacific Ethanol, società specializzata nella produzione di carburante, e George Soros, che in due anni ha investito nel paese 1 miliardo di dollari.
Il Brasile è il più grande produttore di materie prime, tra le economie emergenti, e il fatto che i loro prezzi si siano triplicati (proprio per la riconversione di molti campi da colture alimentari a colture destinate al bioetanolo), spiega in gran parte il passaggio da debitore a creditore.
Inoltre il miracolo brasiliano è il risultato delle politiche monetarie restrittive adottate negli ultimi anni, che hanno permesso di contenere l’inflazione, oggi al 3,6%.
Per il 2008 è prevista una crescita del pil superiore al 6%, cui contribuiscono altre voci: dai cellulari, che fino a dieci anni fa non venivano prodotti nel paese, all’industria aeronautica.
Il Brasile è anche tra i principali produttori di soia, succo d’arancia e caffè e l’esportatore numero uno al mondo di carne, minerali ferrosi e tabacco.
Un gigante, insomma, destinato a crescere ancora.
Paolo Manzo, Repubblica





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