Sostenibilità, globalizzazione, impatti ambientali: termini frequentemente utilizzati dai mezzi di comunicazione e già entrati nel vocabolario di tutti. Racchiudono concetti ampi, legati da relazioni complesse, spesso ancora non interamente chiare e definite. Ciò che è chiaro è l’esistenza di una connessione tra discipline diverse che non possono più permettersi di ignorarsi.
Prendiamo ad esempio la sostenibilità: ecologia, sociologia ed economia concorrono insieme a definirne il significato. I nostri consumi determinano che tipo di impatto abbiamo sull’ambiente e mettono in evidenza la disomogeneità della distribuzione globale delle risorse, e di conseguenza le disequità esistenti tra le popolazioni.
Problemi ambientali quali il riscaldamento globale sono in relazione con determinanti economiche, ad esempio le emissioni dovute alla produzione industriale, e a variabili sociali come disuguaglianze, migrazioni e così via.
Tutto è interconnesso in maniera molto stretta e anche a livello dei singoli è fondamentale rendersi conto di quale sia il proprio ruolo, contestualizzando le proprie azioni in una visione globale.
Sappiamo che vivere in maniera sostenibile significa cercare di far sì che il soddisfare le proprie necessità rientri nella capacità di mantenimento della biosfera.
Ma in termini pratici, in cosa consiste per ciascuno di noi la sostenibilità? Ed è possibile misurarla?
Esiste un metodo che può aiutarci a dare la risposta: l’impronta ecologica, un indicatore sviluppato dalla Columbia University in grado di mettere in relazione il singolo individuo con i propri consumi e le risorse offerte dalla Terra, da cui risulta la determinazione del peso apportato da ciascuno al pianeta.
L’impronta ecologica si basa su un principio molto semplice. Ciascun essere vivente ricava dalla biosfera le risorse necessarie per il proprio sostentamento; esisterà quindi una superficie misurabile che annualmente è necessaria per fornire ciò di cui ciascuno ha bisogno: ecco perché si parla di impronta.
Sappiamo quali sono le nostre abitudini e quanto consumiamo in termini di cibo, acqua, energia, trasporti, spazio, nonché quali rifiuti produciamo. Ciascuno di questi fattori può essere abbinato ad una relativa superficie produttiva la cui somma totale rappresenta l’area del pianeta che occupiamo, il segno che lasciamo sulla Terra, la nostra impronta ecologica che indica quanto siamo sostenibili nei confronti del pianeta.
Grazie a questo indicatore è semplice valutare il proprio impatto sul pianeta e di conseguenza la propria sostenibilità. Il diverso valore, maggiore o minore, che ciascuno può ottenere, è determinato per confronto, e più è alto, maggiore sarà il peso apportato al pianeta. Il tutto evidenziando le differenze tra i diversi consumi, tra nazioni o aree geografiche.
I termini di confronto sono stati calcolati a partire da valori determinati per le singoli nazioni in base a numerosi dati statistici.
Il significato dell’impronta ecologica si comprende ancora meglio considerando l’effettiva superficie produttiva disponibile a livello globale che è di circa 2 ettari. Dai calcoli effettuati risulta che l’impronta ecologica media dell’uomo è di quasi 3 ettari: occupiamo più superficie di quella disponibile, come se la Terra fosse in realtà più grande di una volta e mezza. Ciò vuol dire che stiamo andando ben oltre le capacità di rigenerarsi delle risorse, distruggendo il capitale naturale a svantaggio delle generazioni future e delle altre specie animali e vegetali.
Se poi si va a vedere nello specifico quale sia l’impronta per ciascuna nazione, risultano evidenti le disequità esistenti tra popolazioni del nord e del sud del mondo.
Gli Stati Uniti guidano la classifica con un’impronta di ben 10 ettari mentre nazioni come l’India si fermano a 1 solo ettaro. Ogni italiano utilizza l’equivalente di poco più di 4 ettari a fronte di una superficie disponibile di circa la metà. Il gap mancante sta a significare da una parte che stiamo distruggendo le risorse naturali locali, dall’altra che le importiamo da altri paesi.
Ecco come la globalizzazione, in termini economici, ha a che fare con una valutazione ecologica ed ambientale. La disequità di disponibilità unita alla volontà di mantenere stili di vita non sostenibili avvicina anche l’aspetto sociale del tema.
Di fronte a questi considerazioni, l’impronta ecologica può sicuramente essere uno strumento utile per prendere coscienza del proprio peso nei confronti del pianeta e per provare così a intraprendere delle piccole azioni quotidiane per la sua riduzione.
Uno stile di vita con scelte di consumo consapevoli, orientate in direzioni nuove e mantenuto nella sobrietà in alcune azioni quali gli usi di mezzi di trasporto, energia o acqua, contribuirebbe sicuramente a renderci tutti più leggeri.
Giacomo Magatti








