Queste affermazioni, che ormai sempre più spesso sentiamo dal nostro vicino d’ombrellone o nelle testate dei TG, fanno parte di una spettacolarizzazione della notizia, oppure contengono una amara verità a cui dobbiamo porre molta attenzione?
Yes.life ha fatto un po’ di ricerche e ha scoperto un paio di fatti curiosi.
Partiamo dalla meduse.
Tutti noi ci siamo armati di occhialini nel nostro bagno quotidiano in una delle nostre meravigliose coste italiane, oramai abituati a tenere gli occhi aperti come siamo per non imbatterci in qualche urticante medusa. Oramai è l’ottavo anno consecutivo che nei nostri mari la proliferazione di questi animali non accenna a diminuire, assolutamente sconvolgendo le teorie dei biologi marini, secondo cui il picco di riproduzione di questi esseri animali avviene con una frequenza solo decennale. Oramai è in atto una vera e propria rete di monitoraggio (oltre che di difesa da parte di noi poveri bagnanti), che partendo dal passaparola marino, è arrivata ai ministeri e agli enti di ricerca...
Ecco l’opinione di Ferdinando Boero , docente di zoologia e biologia marina dell’Università del Salento: «dobbiamo fare l’abitudine al fenomeno delle meduse, perchè ce ne saranno sempre di più in futuro. L’aumento è generalizzato a livello mondiale». (…) «Basta guardare le statistiche della resa di pesca per popolazioni di grandi pesci, come i tonni - spiega Boero - per capire che sono diminuiti. Le larve di questi pesci competono con le meduse per il cibo, mentre quando sono grandi i pesci diventano loro predatori. Tolti i concorrenti e i predatori le meduse aumentano. Inoltre le meduse mangiano le uova e le larve dei pesci, quindi fanno diminuire ulteriormente le risorse ittiche».
Abbiamo inoltre raccolto l’esperienza diretta dei ricercatori di Oceana, i quali hanno filmato e fotografato migliaia di meduse della specie Pelagia noctiluca - la stessa che ha causato preoccupazione negli ultimi anni per la sua presenza massiva nelle coste del Mediterraneo - mentre si muovevano nelle acque delle Baleari o venivano concentrate dalle correnti in aree chiuse.
L’uso di un robot subacqueo privo di equipaggio ha anche permesso di osservare grandi concentrazioni di questi animali a 130 metri di profondità.
Secondo il biologo Xavier Pastor, direttore della spedizione dell’Oceana Ranger, non si tratta di un problema locale, anzi!
Da un lato l’aumento della temperatura dell’acqua causata dal cambiamento climatico, l’eccessiva pesca e la cattura volontaria o accidentale dei predatori naturali delle meduse hanno lasciato le meduse senza nemici.
Dall’altro lato, la riduzione degli stocks dei piccoli pesci pelagici che entrano in lizza con le meduse per l’alimentazione, l’incremento della contaminazione da sostanze di origine agricola e delle acque residuali urbane che favoriscono la riproduzione del plancton, nonchè la diminuzione dell’apporto di acqua dolce alla costa, si combinano per offrire alle meduse un ambiente che risulta particolarmente favorevole alla loro proliferazione.
E per le zanzare tigre?
La nostra analisi non ha certamente la pretesa di portare l’autorevolezza di una ricerca scientifica, ma sicuramente continuiamo nella nostra opera di sensibilizzazione sul rispetto che ognuno di noi deve avere verso gli equilibri naturali. Noi vogliamo denunciare le attività che portano degli scompensi, cerchiamo di individuare i corretti rapporti di causa-effetto, e cerchiamo di suggerire i metodi di modifica di tali comportamenti che possano far convivere lo stile di vita oggi raggiunto, ma eticamente ragionando con i valori della sostenibilità ambientale.
Cosa ne dite della ostinazione con cui questi fastidiosi insetti riescono a far diventare al nostra pelle a pois?
Il riscaldamento globale del clima ha tra le sue cause l’attività produttiva umana, l’attività ittica troppo esasperata ha ridotto notevolmente la popolazione di tonni e di molte specie di pesci pelagi, la siccità e i metodi di coltivazione (nelle risaie ad esempio) tesi alla massima produttività hanno ridotto notevolmente la presenza di girini e di pesci lacustri e fluviali.
Quindi quando c’è da usare la cattiveria non ci sottraiamo: i predatori del mare e dell’aria vanno alimentati e sviluppati, dobbiamo abbandonare l’uso indiscriminato dei pesticidi chimici, e mixarne l’efficacia con metodi che tendano a ristabilire l’equilibrio che, come la Terra e Madre Natura ci stanno mostrando, abbiamo alterato un po’ troppo.





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