L’Assessore alla Mobilità del Comune di Bari sarà colui che coordinerà, insieme con l’Associazione Euromobility - promotrice del Club Città del Bike Sharing -, il comitato e tutte le città aderenti allo scopo di perseguire quegli obiettivi che in un primo momento ricalcavano quelli indicati dalla Carta europea per le Città del Bike Sharing (siglato nel giugno 2008 al Salone Europeo della Mobilità di Parigi) e che adesso, con la nascita del CCBS italiano, avranno un’impronta più personalizzata in base alle esigenze locali delle singole città.
A questo punto dopo la fondazione del CCBS, nato seguendo la scia degli esempi europei, l’Italia può finalmente rendersi autonoma e valorizzare le proprie realtà cittadine nei modi che meglio si coniugano con la morfologia e le esigenze delle città italiane.
Alessandro Ingegno
Dopo la sigla dell’atto costitutivo ad opera delle sette città fondatrici si sono subito aggiunte altre importanti realtà cittadine come Firenze, Lecco, Messina, Verona.
Quello che mi stupisce è la mancata adesione al Comitato, ad oggi, delle grandi metropoli italiane come Milano, Roma e Napoli. Città che oltretutto sono le prime a soffrire per via di una mobilità cittadina sempre più insostenibile.
Su Milano qualcosa sembra comunque muoversi: dopo mesi e mesi di rinvii del progetto di bike sharing, all'ultimo salone del Ciclo e Motocliclo sono state presentate le biciclette del progetto Bike Mi, e il progetto sembra poter finalmente partire dal 24 novembre.
a) Integrare le esperienze già avviate, nell’ambito delle politiche locali per la mobilità sostenibile, attraverso un coordinamento nazionale per l’attuazione di progetti di Bike Sharing (biciclette a noleggio), complementari ai servizi di trasporto pubblico locale e di car sharing;
b) Promuovere l’attivazione di servizi di Bike Sharing sul territorio nazionale e la loro diffusione e promozione presso gli utenti finali attraverso la partecipazione diretta degli Enti Locali;
c) Impegnarsi nella ricerca delle risorse finanziarie necessarie a sostenere le attività statutarie e l’allargamento dei servizi di Bike Sharing ad altre realtà territoriali;
d) Promuovere la partecipazione degli enti locali aderenti ad iniziative comunitarie inerenti il Bike Sharing;
e) Promuovere lo sviluppo delle conoscenze, della pratica e della ricerca nel campo del Bike Sharing, anche attraverso la partecipazione a progetti nazionali ed europei, a favore degli enti aderenti;
f) Garantire uno sviluppo omogeneo e l’interoperabilità, a livello nazionale, delle singole iniziative di Bike Sharing avviate a livello locale;
g) Offrire assistenza agli Enti associati per l’avvio di servizi di Bike Sharing.
Magari puntando anche sul ciclo-turismo, come già avviene, per esempio, in alcune zone della Puglia salentina.





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