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Obama e il futuro delle energie rinnovabili

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Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti. Lo immaginavamo già tutti prima delle elezioni. L’America era pronta per un cambiamento netto, e fondamentalmente noi tutti, accumunati da uno spirito green, speravamo che il futuro presidente degli Stati Uniti fosse il candidato più sensibile alle tematiche ambientaliste.
Ed ecco arrivare Obama, il primo presidente nero degli Stati Uniti, giovane, molto carismatico e con un programma energetico che vede nel green business la chiave di volta dell’economia americana.

Il programma del candidato democratico non si discosta molto dal pacchetto 20-20-20 elaborato da Bruxelles, ma è tarato sulla cifra 10: mettere fine entro 10 anni alla dipendenza dal petrolio (eliminando le importazione dal Medio Oriente e dal Venezuela), 10% di rinnovabili entro 4 anni, ridurre in 10 anni del 15% i consumi di elettricità. E ridurre le emissioni di co2 dell’80% entro il 2050.

Nella pratica, il presidente supportato da Al Gore propone uno schema analogo a quello dell'emissions trading europeo, ma con un pagamento delle quote da parte delle industrie e la destinazione dei proventi (15 miliardi di dollari all'anno) per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica.
Obama ha indicato per gli USA la prospettiva di costruire e mettere in strada più di 1 milione di auto ibride entro il 2015.
Forse ci saranno regole sui chilometraggi delle auto private.
Dovrebbe realizzarsi una massiccia conversione ai biocarburanti (non viene specificato derivati da quali fonti, se alimentari oppure alternative, come alghe e rifiuti).
Per l’energia si punterà su solare, eolico, sfruttamento delle moti ondosi. _ Verranno introdotte nuove tasse per le compagnie petrolifere.
Obama si è detto favorevole a un aumento limitato delle trivellazioni per petrolio e gas lungo la costa statunitense ma contrario a quelle nel Parco nazionale dell’Artico in Alaska.
Infine, non ha escluso la possibilità di costruire nuove centrali atomiche, anche se ha sottolineato la necessità di mettere a punto tecnologie più sicure (quelle utilizzate attualmente dalla Francia, con recupero delle scorie) e di risolvere il problema delle scorie (con l’apertura di Yucca Mountain).

E mentre in Italia si insiste nel sottolineare i presunti costi delle politiche ambientali del programma 20-20-20 di Bruxelles, la promessa elettorale di Obama è quella di creare nel giro di dieci anni 5 milioni di posti di lavoro nel settore dell'energia pulita. L’America fa finalmente passi da gigante verso il futuro, verso il green business e verso la creazione di posti di lavori green. Speriamo che l'Italia segua il buon esempio.

Benvenuto nuovo presidente.

Giulia Bruno

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