Ho trovato ispirazione per questo incipit in un post di Pierluigi Traversa, Responsabile Comunicazione e Marketing di CTMAltromercato pubblicato su uno dei blog di CTM stesso - la più grande centrale di acquisto e importazione italiana nell'ambito commercio equo e solidale. Il post propone un quesito "cosa scegliere tra commercio equo e solidale e acquisti a chilometri zero?". Le due realtà potrebbero risultare contrapposte tra loro in base al criterio con cui le si valuta.
Bene, sostituiamo l'unità di misura e osserviamo il risultato.
Bene, cosa è meglio quindi? Cosa devo scegliere per compiere una spesa di giustizia? La mela del Trentino o la banana del commercio equo ( tanto per citare ancora Traversa)? La risposta è che non c'è una risposta!.
Esempi come quelli fatti ce ne sono a bizzeffe. Come si coniuga la Decrescita Felice, ad esempio, che suggerisce di lavorare meno, autoprodurre, donare, con il Turismo Responsabile, che ti porta a conoscere e vivere esperienze intense, a contatto con le persone, magari dall'altro capo del mondo, sostenendo però costi che non si adattano a un "decrescente"?
A ognuno la facoltà di scegliere in base al proprio sentire e in base a ciò a cui può accedere che cosa ritiene giusto, sapendo che non esiste la spesa perfetta o lo stile di vita che riesca a considerare tutti gli aspetti ambientali, sociali, economici che siano. Un ulteriore esempio: che senso ha smettere di consumare caffè perchè il suo trasporto inquina? C'è una bellezza intrinseca nel fatto che ci siano delle navi che solcano i mari e che ci portano i chicchi per le tazzine quotidiane. E' bello (e buono) che si possano gustare cibi e frutta di posti lontani da noi, anche se non sono della nostra tradizione. Fa parte di un processo di scambio, di inter-relazione tra i popoli che arricchisce, anche nel gusto, la nostra consapevolezza. Occorre essere realisti, cosa che non significa essere razionali o calcolatori. Voglio dire che il mondo non è di quelli che si definiscono duri e puri, . Cioè di puristi ce ne sono tanti, ma il rischio, più che concreto, è quello di divenire rigidi, di non vedere le alternative e soprattutto di perdersi una qualità importantissima dell'esistenza, la sintesi.
Un esempio viene ancora dal commercio equo. In inghilterra i marchi Fairtrade sono considerati, nei supermercati e nelle logiche commerciali e di marketing, come le altre label. Da noi no, c'è ancora chi cerca l'antagonismo, la contrapposizione, l'essere o rimanere puri e quindi diversi. Il discorso è che fare o sentirsi i diversi è l'esatto modello di esistenza a cui gli antagonisti duri e puri vanno contro! I disequilibri che tutti insieme possiamo notare sono molteplici. E' giusto inquinare meno, specie da noi. Ma è anche giusto aiutare le persone disagiate, restituire loro dignità. E' giusto viaggiare di un turismo responsabile, anche in capo al mondo, ed è altrettanto giusto riscoprire i propri luoghi, la propria terra, le green ways locali. La bellezza e la ricchezza del vivere sostenibile, anzi del vivere e basta , sta nel fatto che per ogni ambito del nostro esistere, c'è la sua forma di giustizia. E per ogni tasca c'è la possibilità di esprimersi con giustizia.
Il bello è sapere che laddove in ciascuno sorga la necessità di vivere in maniera sostenibile in qualsiasi senso sia, c'è l'opportunità di farlo. Perchè essere sostenibili è uno stile di vita gioioso, non un'alternativa.
Perchè vivere intensamente è questione di consapevolezza e non di potere economico-monetario. A ognuno la sua scelta di giustizia, quindi. _








