Finisce il viaggio di Yes.life nel mondo del nucleare. Oggi ultima puntata dedicata alle frontiere tecnologiche di questa fonte d'energia tanto discussa.
Vi ricordiamo il nostro percorso:
#1: Il nucleare è economico?
#2: Il nucleare è pulito?
#3: Uranio in abbondanza?
#4: Il nucleare è pericoloso?
#5: Quali sono le frontiere del nucleare?
Scarica il dossier in formato pdf!
#5: Quali sono le frontiere del nucleare?
“Quasi tutti i 439 reattori a uso civile funzionanti oggi nel mondo appartengono alla cosiddetta II generazione, reattori sicuri che non hanno nulla a che vedere con i vecchi reattori di Cherobyl” racconta Stefano Monti, responsabile Enea per la definizione dei programmi di ricerca e sviluppo sulla fissione, in un’intervista del Corriere della Sera. “Anche in seguito all’incidente del 1986, irripetibile perchè avvenuto in un impianto obsoleto e privo di contenitore, c’è stata comunque una forte spinta a investire in reattori sempre più sicuri: la III generazione, di cui si vedono oggi le prime realizzazioni”. Come la EPR in Francia.
Questi tipi di reattori riducono i costi rispetto ai precedenti, grazie ad una maggiore flessibilità operativa e ad un uso più efficiente del combustibile, sia esso uranio arricchito 235 o una miscela di ossidi di uranio e di plutonio prodotta dagli impianti di riprocessamento (ovvero in seguito al riciclo delle scorie).
Ma il vero salto tecnologico del nucleare è verso i reattori di IV generazione, ancora più sicuri e capaci di produrre meno rifiuti, o addirittura di bruciare quelli prodotti dalle generazioni precedenti. Quali sono le loro caratteristiche? Questi reattori sfruttano meglio il combustibile, e inoltre generano neutroni in eccesso, permettendo di produrre più combustibile fissile di quello originariamente introdotto.
Il problema della IV generazione è che ci vorranno più di 20-30 anni prima di averla a disposizione, e il fatto che una tecnologia sia disponibile non vuol dire che il mercato sia pronta ad accettarla: l’industria ha fatto investimenti notevoli per sviluppare la III generazione, che avrà una durata prevista di 60 anni. Anche se la IV generazione fosse pronta alla vendita nel 2030 chi la comprerebbe? Prima bisognerebbe ammortizzare i costi della III.
Monti, dell’Enea spiega: “ I reattori di III generazione sono realtà oggi, per il resto c’è bisogno di un salto tecnologico di molti anni. Rubbia ha proposto il ciclo uranio-torio, ma sia chiaro che ad oggi nel mondo nessuno lo fa.”
Insomma, se l’Italia ha un problema energetico in questo momento, c’è necessità di prendere una decisione nel breve termine, utilizzando le tecnologie mature e disponibili sul mercato.
Forse l’unico problema dell’Italia consiste nell’aver distrutto le nostre competenze. Dopo il referendum infatti non abbiamo più investito nella ricerca e sviluppo di questa tecnologia.
Paradossalmente il problema più serio adesso potrebbe non essere mettere in piedi una centrale, ma avere un’organizzazione scientifica che sappia farla funzionare. Ma questo resta tutto da dimostrare, sono supposizioni che molto probabilmente non rendono giustizia ai nostri ingegneri.
Resta il fatto che la necessità c’è ora, quindi se vogliamo utilizzare la IV generazione in futuro, forse molto meglio iniziare con la III.





I PIU' LETTI