Gli pneumatici a fine vita (PFU) sono uno dei materiali più difficilmente smaltibili come rifiuto.
Dalle carcasse fuori uso degli pneumatici possono essere ricavati i granulati di gomma impiegabili nella preparazione degli asfalti. Utilizzate in questo modo, quindi, le carcasse degli pneumatici sono più redditizie e, sicuramente, più innocue per l’ambiente. I vantaggi di questa metodologia di riciclo sono molteplici: conferisce maggiore resistenza, diminuisce le manutenzioni e quindi prolunga la vita della strada, attutisce le vibrazioni, diminuisce il rumore del traffico, ed è sicuramente ecologico e sostenibile perché sfrutta una risorsa disponibile prima che questa diventi un rifiuto.
Giacomo Magatti Tags: riciclo e riuso, riciclo pneumatici
Se ci si pensa, uno pneumatico è prodotto per essere molto resistente alle sollecitazioni e all’usura e quindi difficilmente degradabile; per di più è composto da diverse parti e diversi materiali, caratteristiche che lo rendono molto difficile da smaltire.
La restante parte non può più essere conferita in discarica, il metodo di smaltimento storicamente più utilizzato ma ora fortunatamente - visto che uno pneumatico si degrada in mille anni - vietato dalla normativa che ha stabilito che da luglio 2006 i PFU non possono andare in discarica nemmeno frantumati. Negli ultimi anni sono state pertanto pensate varie applicazioni per la gomma da essi derivante, e la ricerca ha portato all’utilizzo di triturato di gomma da PFU in diversi settori, soprattutto in ambito edile e di arredo urbano.
Tra queste idee, interessante è il progetto Polago sviluppato dal Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Milano Bicocca, che con lo slogan “la gomma si fa strada” ha sviluppato un granulato di gomma da PFU da inserire nei manti stradali.
Anche da un punto di vista economico i vantaggi sono notevoli, visto che si abbattono i costi di realizzazione degli asfalti anche del 40 % e si allunga la durata nel tempo riducendo i lavori di manutenzione.
Negli asfalti, la quantità di gomma utilizzata dovrebbe essere il 5% del prodotto in peso, una quantità solo apparentemente bassa, in quanto ogni anno vengono prodotte 2 milioni di tonnellate di bitumi ad uso stradale: il 5% potrebbe voler dire un recupero teorico di 100 mila tonnellate all’anno di questi nuovi materiali derivanti dagli pneumatici.
Al progetto collaborano Cramer Centro Ricerca Applicata Energia e Materia da Rifiuti che ha sviluppato le metodologie chimico-fisiche necessarie a produrre il granulato a partire dai PFU, mentre le prime sperimentazioni di asfaltatura di strade sono state realizzate da Iterchimica.
Un aspetto altresì interessante è quello legato all’impatto su ambiente e salute del prodotto finito. La valutazione realizzata dai ricercatori di Milano Bicocca con analisi di rilascio di elementi pericolosi in ambiente e mediante valutazione di tossicità su organismi non ha evidenziato nessun particolare elemento di rischio né per la salute umana né per l’ambiente. Meglio di così...





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