La moneta complementare è un conio di valuta che si va ad aggiungere, ma non a sostituire, a quella in corso di validità, e che funziona solo in determinate condizioni, ovvero per la compravendita di beni e servizi esclusivamente nel territorio locale in cui viene emessa e esclusivamente tra acquirenti e venditori che hanno aderito all’iniziativa. In Italia esistono da tempo esempi di moneta complementare quali l’Eco-Aspromonte in Calabria, l’Ecoroma nella capitale, lo Scec a Napoli, il TalenTO di Torino e il TAU di Altopascio in Toscana. E altrettanti esempi si rintracciano qua e la nel mondo: il Berliner in Germania, il WIR in Svizzera, il Patacon in Argentina.
Il funzionamento della moneta complementare è semplice. Funziona come un abbuono, ovvero il prezzo di vendita di un prodotto viene abbuonato della quantità di moneta complementare che viene destinata all’acquisto. Se un chilo di ciliegie costa 5 euro attraverso una banconota da 1 della moneta complementare, il costo scende a 4 euro, sostituendo con la moneta complementare il valore di 1 euro.
Dal giugno 2007 è l’associazione Arcipelago SCEC Onlus a coordinare e a tentare di riunire in un’unica anima i vari progetti di moneta complementare italiana. Nello specifico l’associazione emette una valuta - lo SCEC - sottoforma di cartonote in 6 diversi tagli (0,50 – 1 – 2 – 5 – 10 – 50 SCEC) con i quali, solo nell'ambito locale di emissione e solo per chi ha scelto di usarlo – i cosidetti accettatori -, è possibile ottenere una riduzione sul prezzo della merce in vendita pari al valore dello SCEC che si usa. Il rapporto con l'euro è di 1:1 e, ovviamente, non è convertibile.
A questi vantaggi sociali e economici vanno aggiunti anche quelli ambientali. La vicinanza e la fidelizzazione del consumatore al produttore/commerciante locale fa si che ci sia, da un lato, una notevole diminuzione dell’inquinamento atmosferico provocato dal trasporto della merce, e dall’altro, una riduzione degli imballaggi dei prodotti con sensibili risparmi nella produzione e nell’eliminazione degli stessi.
Basti pensare che la grande distribuzione effettua il 50% dei viaggi per il trasporto della merce a vuoto. Ciò significa che, ad esempio, a un produttore siciliano di arance che vende la sua merce sui mercati del nord tocchi effettuare il viaggio di andata a pieno carico e quello di ritorno vuoto, con grande spreco di energia e di risorse nonché dispersione di inquinanti nell’aria. Sono due gli ulteriori progetti che l’Associazione sta portando avanti. Il primo è Filiere produttive in rete , per favorire lo sviluppo di aree locali integrate per le PMI. Obiettivo principale del progetto è quello di aprire degli show-room diretti dai produttori, in cui mettere in mostra e vendere i prodotti del territorio locale in collaborazione con la piccola distribuzione, facendo oltretutto sì di connettere le varie realtà per permettere lo scambio di eccedenze produttive e dei beni primari non reperibili in zona.
Il secondo è il progetto Il sapore del cuore per la filiera agroalimentare, che ha il fine di coinvolgere attivamente i produttori fino alla vendita del prodotto, eliminando gli intermediari.
Si garantisce in questo modo sia un giusto rientro economico per l’agricoltore sia un prezzo competitivo per il consumatore. Leggi anche l’intervista che abbiamo fatto a Cristian Cini, referente dell’Associazione Arcipelago per la provincia di Firenze. Immagini:Arcipelago SCEC





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