Sacchetti di plastica, di stoffa o di carta? Anche il materiale delle borse con cui facciamo la spesa si porta dietro scelte che pesano molto sulla sostenibilità di ciascuno. E così sono sempre di più le scelte dei singoli o i provvedimenti politici sulla questione. Scopriamo insieme l'impatto di questi 3 tipi di sacchetti.
Dopo l’esempio di San Francisco e New York, anche Los Angeles a partire da luglio 2010 vieterà le buste di plastica nei supermercati. Una decisione giustificata dai numeri: ogni anno nella sola L.A. vengono utilizzati 2,3 milioni di shopper, di cui solo il 5 % viene riciclato.
Anche in Cina e Australia sono stati presi provvedimenti analoghi, mentre in Europa, in attesa di una normativa comunitaria, ci sono diverse iniziative: Francia e Germania dal 2010 vieteranno la commercializzazione dei sacchetti. In Irlanda una tassa ha fatto in modo che più del 90% delle persone faccia la spesa con borse di stoffa portate da casa.
E in Italia? Nel nostro Paese si utilizzano ogni anno 4 miliardi di sacchetti, equivalenti a 300mila tonnellate di plastica, derivata da 430 mila tonnellate di petrolio con l’emissione in atmosfera di circa 200 mila tonnellate di anidride carbonica.
La finanziaria dello scorso anno prevede la possibilità di sostituire le buste di plastica con altre di materiali biodegradabili di origine nazionale sempre a partire dal 2010.
Proporre tasse sui sacchetti probabilmente da noi provocherebbe un’ondata di proteste, e abolirne l’uso potrebbe sembrare un attacco ai produttori di shopper, ma la direzione da seguire è sicuramente quella di chi, come Legambiente propone da anni iniziative come “Disimballiamoci” per diminuire l’uso della plastica, promuovendo le borse di tela.
Un’osservazione può essere che quando faccio la spesa prendo i sacchetti di plastica per riutilizzarli poi per la spazzatura, visto che se no dovrei comprare i sacchi appositi. Vero. Ma se la tassa fosse solo sugli shopper forse converrebbe comprare i sacchi appositi, magari fatti di materiale biodegradabile.
E i sacchetti di carta?
Ovviamente, l’European Plastic Films (EPF), consorzio di produttori di buste di plastica, le difende sostenendo che bandirle non porterebbe miglioramenti ambientali e costringerebbe 500 ditte a chiudere con 50.000 licenziamenti. Afferma anche che l’uso alternativo delle bioplastiche non sarebbe utile perché continuerebbe ad alimentare “l’attitudine del consumatore all’usa e getta”; superfluo ricordare che alle spalle dei produttori di sacchetti vi sono le aziende petrolifere. Pensate che c’è anche chi ha deciso di creare una nuova vita artistica per i sacchetti di plastica. L’argentino Tomas Saraceno ha avuto l’idea di raccoglierli e trasformarli in un’installazione chiamata “Museo Aero Solar” già realizzata in diversi contesti e paesi del mondo (Milano, Lione, Tirana, Emirati Arabi, Colombia). Si tratta in pratica di palloni volanti alimentati ad energia solare, costruiti riutilizzando i sacchetti di plastica raccolti e aggiunti ogni volta che il Museo si installa in un luogo, cosicché cambiano tecniche, forma, colori e dimensione ad ogni volo. Giacomo Magatti Compra le borse per la spesa ecologiche di Envirosax! Le puoi trovare sullo Store di Yes.life!
Per la spesa negli USA e nel nord Europa sono tradizionalmente utilizzati i sacchetti di carta, tipo quelli che noi usiamo per il pane. Da noi per la spesa sono poco diffusi, ma se pensiamo alle boutique di moda o ai negozi più in, certamente utilizzano shopping bag di carta con stampe dei loro marchi, che invogliano al loro riutilizzo sia per l’aspetto che per la robustezza, risultando anche più facilmente riciclabili con i vecchi giornali.
Gira la voce che nel loro ciclo di vita i sacchetti di carta producano impatti ambientali maggiori. Questo non è vero. Pur essendo pochi gli studi che analizzano l’intero ciclo di vita e quindi possono dare una risposta completa, la carta è da preferire, innanzi tutto per la facilità di produrre sacchi con carta riciclata.
La carta è riciclabile completamente e in maniera molto semplice, e all’origine proviene da una fonte rinnovabile e considerando lo smaltimento, in discarica i tempi della sua decomposizione sono una frazione esigua di quelli della plastica mentre la combustione porta ad emissioni nemmeno paragonabili (ovviamente a favore della carta).
Nel nord Europa è prassi che i venditori di frutta e verdura la vendano in sacchetti prodotti con biopolimeri riutilizzabili per l’umido, come ad esempio quelli di Natura Packaging. Ma oramai anche da noi in tutte le catene di grande distribuzione si trovano sacchetti biodegradabili come ad esempio quelli in MaterB.








