Yes.life è il web magazine di sostenibilità ambientale che diffonde stili di vita sostenibili e gioiosi, promuovendo l’efficienza e il risparmio energetico, grazie all’utilizzo di fonti d’energia rinnovabili.
Nuovo anno significa nuovi propositi, rigorosamente green!! Ecco a voi tante idee per trascorrere il nuovo anno all’insegna dell’ecosostenibilità. Restate sempre sintonizzati e non dimenticatevi di consultare il calendario di Yes.life!
Sonia Scommegna
Quante volte abbiamo realmente bisogno di utilizzare una busta di plastica? Perché il sacchetto è considerato un oggetto così indispensabile dai consumatori? Perchè non riusciamo ad orientarci verso consumi più responsabili e consapevoli, utilizzando sacchetti di tela?
Il suo peso ultraleggero, la possibilità di acquistarla a basso prezzo o addirittura gratis, la sua capacità di essere resistente all’acqua e quindi proteggere i nostri acquisti dalla pioggia sono le caratteristiche che hanno fatto di questo oggetto una presenza immancabile della nostra spesa.
Se il suo tempo di uso medio è stimato sia di circa 20 minuti, una busta di plastica può richiedere un periodo da 400 a circa 1000 anni prima di essere completamente riassorbita dall’ambiente a causa dei combustibili fossili che la compongono – quindi prodotta con risorse non sostenibili.
Nel mondo è riciclato solo lo tra l’1 e il 3 percento delle buste di plastica usate ogni anno, causando un conseguente notevole danno ambientale e un altissimo spreco di energia.
Come può essere invertita questa rotta? Come possiamo orientarci verso il risparmio energetico e la tutela dell’ambiente? Interventi governativi e l’educazione dei consumatori e/o venditori consistono in soluzioni effettive.
Lo Stato dell’Australia Meridionale (con capitale Adelaide) ha dichiarato che proibirà le buste di plastica nel prossimo gennaio, mentre gli Stati di Victoria (Melbourne), Australia Occidentale (Perth) e l’Australian Capital Territory (Canberra) stanno già pensando e programmando l’utilizzo di imposte sull’uso delle buste di plastica.
Le dichiarazioni del Ministro Federale dell’Ambiente Australiano Peter Garrett riguardanti la non implementazione di imposte sulle buste di plastica, quindi un mancato accordo a livello nazionale riguardante questa problematica, hanno portato l’Australia Meridionale ad assumere questo forte atteggiamento autonomo.
I supermercati sono di gran misura i maggiori contribuenti alla distribuzione delle buste di plastica; in alcune filiali di tre grandi catene di supermercati nello Stato di Victoria (Coles, Safeway and IGA), da Agosto verrà testata per un mese una tassa che prevede il pagamento da parte dei consumatori di 10cent Australiani (circa 0.06 €) per busta. I soldi ricavati saranno re-impiegati in progetti riguardanti l’ambiente e l’educazione della comunità.
Allora, cosa farete domani quando andrete a fare la vostra spesa?
Sei in: Sustainable > Vuole un sacchetto? No grazie!
@smarescaserra
eheheh forse qualcuno che posta su current produce sacchetti di plastica? non so che dire :)
per quanto riguarda la produzione della plastica mi auguro vivamente che si passi prima o poi definitivamente almeno al biomais, che ha davvero tutte le caratteristiche della plastica normale, inclusa la resistenza. La Novamont ha già prodotto piatti, bicchieri, posate, e sono davvero risistenti (provato tutto personalmente).
Il nostro Esperto Energia ha risposto ad una domanda di un utente a proposito del materbi, se vi interessa cliccate qui
@ ezu
dunque, io vivo negli States, e ho proprio visto nell’ultimo periodo il passaggio dalle borse di plastica a quelle di tela. Incredibile, ma è possibile!! Praticamente la cosa più semplice sarebbe che fossero i supermercati a venderle, come fanno qui (tra l’altro alcune sono proprio belle!). La diversità con l’Italia è che qui le borse di plastica non le paghi, quindi alla fine per il supermercato è una scelta di riduzione dei costi, mentre in Italia i sacchetti li paghiamo, quindi forse i super non hanno questo grande interesse. Comuunque adesso faccio una ricerca e ti scovo qualche sito che vende online (oppure possiamo pensare di fare i sacchetti di tela brandizzati yeslife? :) )
c’è inoltre da considerare che esiste un limite a quello che possiamo ricavare dalla terra - se vogliamo dar da mangiare alla gente non possiamo coltivare biodiesel né bio-plastica. la crisi alimentare attuale è in parte dovuta alla conversione di molti terreni dalla coltivazione di alimenti alla coltivazione di biodiesel. insomma, si stanno alimentando i motori a scapito delle persone.
per quanto riguarda la domanda - dove mettere la mondezza in mancanza di sacchetti di plastica? - facendo il compost (ho un piccolo balconcino e mi sono costruita una semplicissima compostiera bucherellando un secchio - se volete saperne di + scrivetemi pure) ho ridotto molto le quantità di mondezza da dover buttare nei cassonetti.
quella di dove mettere la monnezza era una provocazione, ma è anche vero che, anch ammettendo di ottimizzare la differenziata, ci vorrebbe comunque un contenitore per la parte restante, attualmente il compito spetta ai sacchetti di supermercato usato, in futuro potrebbe essere un sacchetto biodegradabile fatto di carta o di bioplastica....
Il discorso che c’è un limite a quello che si può prendere dalla terra è vero, ma la domanda è questo limite quanto è vicino? Io sono abbastanza convinto che in un economia in cui esiste il set-a-side (cioè dei contadini vengono pagati per mantenere incolto il campo) per evitare sovrapproduzione di generi alimentari e per mantenere il prezzo dei prodotti alto, tutti i discorsi sui prezzi del pane che si impennano per la produzione di biocombustibili mi sembrano una solenne presa per il culo.
I motivi per l’impennarsi dei prezzi sono ben altri, ad esempio che il 50% dei prodoti agricoli raccolti non arrivano sui banchi di vendita per canoni prettamente estetici, che una buona fetta dei prodotti non viene raccolta dal campo perchè ai prezzi a cui viene pagata all’agricoltore semplicemente non paga il salario di fa la raccolta, stesso motivo per cui se esiste l’alternativa leggermente più remunerativa il contadino fuggirà verso quella...
Poi c’è da valutare ad esempio quanta carne mangiamo e quanto sia onerosa in termini di risorse vegetali, il tanto apprezzato corn-meet....
Ammazza, qui più uno scava più trova... cose che non piacciono affatto.
La domanda rimane una soltanto: beh che facciamo? Chiudiamo gli occhi, ci tappiamo il naso, continuiamo come niente fosse, oppure... cosa?