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Cambiamenti climatici responsabili del caldo anomalo?

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Emissioni di gas nocivi nell'ambiente

Caldo anomalo, sarà colpa del riscaldamento globale? Sta di fatto che Gaia sta male

Siamo arrivati al 7 di ottobre e stando alle previsioni, a volte incerte, di metereologi più o meno affidabili, da domani dovremmo dire addio all'estate più lunga degli ultimi 150 anni. Eh già, un'estate così oppressiva e un caldo così anomalo non si ricordava dai tempi dei Savoia, ma questo non significa che il fenomeno rappresenti un caso isolato in più di un secolo di storia. Se si va infatti indietro negli ultimi dieci, venti, forse cinquant'anni e ci si ferma anche solo per ricordare, ci si accorge di come il connubio tra aumento del caldo e sfasamento delle stagioni abbia elevato il suo valore proprio negli ultimi anni.
E' proprio il caso di dirlo, non ci sono più le vecchie stagioni, e questo a cosa è dovuto? Principale causa di questo mutamento metereologico è senza dubbio il cambiamento climatico, omeglio la catastrofe climatica che sta colpendo inesorabilmente il nostro pianeta. Ghiacciai che smettono di esistere, improvvise alluvioni, passaggi lungo i poli aperti per la prima volta dal big bang: sono tutti sintomi di un ecosistema che sta male, che non riesce più a smaltire le tossine prodotte dall'uomo e che, se non cambieranno le cose, deciderà molto presto di "cacciare" i suoi ingombranti, maleducati e sporcaccioni ospiti.
E pensare che più di 160 capi di governo, in quel lontano 11 dicembre 1997, avevano dato vita ad un "patto" che avrebbe mirato ad abbattere drasticamente le imissioni inquinanti nell'ambiente, causa principale di questi sconvolgimenti climatici. Il cammino del Protocollo di Kyoto è stato fin qui particolarmente inutile oltre che lento. Basti pensare che ci vollero ben otto anni per vederlo entrare in vigore, successe il 16 febbraio 2005 dopo la ratifica da parte della Russia, e che gli Usa (principale responsabile del cambiamento climatico) non accettarono mai di sottoscriverlo.
Un vano tentativo che si rinnova annualmente con le canoniche conferenze mondiali sui cambiamenti climatici e il riscaldamento globale. Cancun, Copenaghen, tutti vani tentativi di frenare all'unisono quegli "scarichi nocivi" frutto del motore della modernità: l'industria smisurata, l'avanzamento tecnologico (ma non ambientale) e l'innato senso di menefreghismo nei confronti delle generazioni future.
Neonata tra questi patti è l'Alleanza Europea per il Clima, lanciata solo pochi giorni fa in occasione di un evento svoltosi presso il Parlamento europeo di Bruxelles alla presenza dell’onorevole Vittorio Prodi e del presidente del Comitato parlamentare ENVI Jo Leinen, del Direttore Generale della ricerca della Commissione Europea Robert-Jan Smits, del Premio Nobel Prof Paul J. Crutsen e di molti dei Presidenti e degli Amministratori Delegati degli Istituti promotori. Germania, Svezia, Norvegia, Danimarca, Italia, Spagna, Olanda e Finlandia, attraverso otto tra i principali istituti di ricerca europei, tra cui l'italica ENEA, formeranno una rete capillare che rappresenti le diverse realtà ponendo sempre al centro degli interessi le sfide scientifiche a difesa del clima per i prossimi dieci anni.

Un buon proposito o l'ennesimo fallimento? Difficile dirlo oggi, sta di fatto che Gaia non aspetta. Il pianeta terra, attraverso eventi climataci catastrofici imprevedibili e calamità naturali, ci sta mandando un messaggio forte e chiaro. Starà a noi la capacità di saperlo ascoltare e trarne un utile insegnamento.

Roberto D'Amico


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