
Si moltiplicano, negli States, le ricerche tecnologiche nel settore delle fonti rinnovabili. Eccone tre da tenere d'occhio:
L'obiettivo degli Stati Uniti in fatto di rinnovabili è chiaramente l'innovazione tecnologica. Aziende, scienziati e laboratori universitari di tutti gli States lavorano alacremente per individuare nuove tecnologie in grado di abbassare il costo dell'energia rinnovabile (in particolare di quella solare) e renderla più competitiva con le fonti fossili tradizionali.
Una vera e propria corsa alla tecnologia vincente, in grado di raggiungere la cosiddetta grid parity, ovvero la sostanziale equivalenza di costo tra l'energia a basso tenore di carbonio e quella prodotta con fonti tradizionali. Una sfida raccolta da imprenditori, ricercatori universitari e laboratori pubblici, attivi in diversi settori della produzione di elettricità sostenibile.
Solare termico a concentrazione

Cominciamo dal solare termico a concentrazione, che permette di utilizzare specchi convergenti per concentrare, appunto, l'energia solare verso un collettore, permettendo così a un fluido dalle speciali proprietà di utilizzarla per riscaldarsi e generare vapore ed energia elettrica.
Finora, i costi legati a questa tecnologia sono stati particolarmente alti, soprattutto a causa della professionalità necessaria per posizionare gli specchi. Ma le recenti ricerche della società americana eSolar hanno permesso di utilizzare particolari strumenti informatici per organizzare "in automatico" la disposizione dei pannelli solari, senza dover coinvolgere direttamente schiere di ingegneri e di fisici per individuare la migliore collocazione dei collettori solari.
Grazie alla nuova tecnologia, secondo i titolari della ditta sarebbe possibile installare un impianto a concentrazione con soli 11 centesimi per chilowattora. Cifre non ancora paragonabili a quelle del gas naturale, ma quasi dimezzate rispetto alle normali centrali termiche.
La fotosintesi artificiale
Ancora più in là si stanno spingendo i ricercatori del California institute of technology, impegnati nel tentativo di riprodurre in laboratorio la fotosintesi delle piante, che permette di generare energia semplicemente utilizzando acqua e anidride carbonica. Lo scopo è quello di simulare il comportamento delle foglie, che riescono a catturare, grazie ai pigmenti di clorofilla, i fotoni provenienti dal sole. Il traguardo sembra ancora lontano, ma i primi risultati sono già arrivati, e grazie a un sostanzioso finanziamento del Congresso americano, gli scienziati potranno continuare a lavorare alla ricerca di catalizzatori che permettano di realizzare la fotosintesi artificiale a larga scala e a costi contenuti.
Ricerche analoghe sono state avviate anche in Europa, grazie a un importante investimento del Consiglio Europeo della Ricerca, che ha deciso di finanziare il progetto "The dynamic protein matrix in photosynthesis: from disorder to life". È ancora presto per dire chi arriverà primo nella corsa alla fotosintesi sintetica, ma in ogni caso si tratterebbe di una svolta epocale, anche perché permetterebbe di risolvere anche una parte dei problemi legati all'immagazzinamento dell'elettricità rinnovabile (la fotosintesi produce energia sotto forma di zuccheri, ndr).
Batterie agli ioni di litio per lo stoccaggio dell'energia
Sempre sul fonte dello stoccaggio, intanto, l'azienda A123, con sede in Massachusetts, è riuscita a produrre batterie agli ioni di litio molto più efficienti di quelle convenzionali, grazie all'impiego delle nanotecnologie. Una novità che potrebbe rivelarsi molto utile anche per il settore delle auto elettriche, aprendo nuove strade alla mobilità sostenibile. La supremazia dei combustibili fossili, è inutile illudersi, sarà difficile da sradicare, ma gli Stati Uniti hanno imboccato la strada giusta per il definitivo cambiamento di rotta. Una società in cui l'energia rinnovabile non avrà bisogno di incentivi statali per essere competitiva non è poi così lontana.
Silvana Santo








