
Dopo 20 anni di ricerca la fusione fredda è vicina alla sua realizzazione pratica
Andrea Rossi e Sergio Focardi come Martin Fleischmann e Stanley Pons? In altre parole: la ricerca sulla fusione fredda è arrivata finalmente ad una svolta pratica? Ben ventidue anni fa, era il 1989, due elettrochimici dell’Università di Salt Lake City (Martin Fleischmann e Stanley Pons) annunciarono la scoperta della fusione a freddo provocando una reazione di clamore da parte di tutta la comunità scientifica. Da quel giorno in poi si tentò di replicare in laboratorio ciò che era riuscito ai due ricercatori statunitensi: USA, Francia, Giappone, Russia, Cina e soprattutto l’Italia sono tutt’oggi all’avanguardia nella ricerca della fusione nucleare a bassa energia.
Ma di cosa si tratta? Già il nome comporta molta confusione: la Fusione nucleare fredda è conosciuta più comunemente come “Fusione fredda” o “Fusione a freddo”. In inglese si traduce Cold Fusion (CF), ma viene indicata anche come Low Energy Nuclear Reactions (LENR), “reazioni nucleari a bassa energia”, o Chemically Assisted Nuclear Reactions (CANR), “reazioni nucleari assistite chimicamente”. Consiste praticamente in reazioni di natura nucleare che si produrrebbero a pressioni e a temperature decisamente basse rispetto alla più conosciuta e scientificamente accettata “fusione calda” che richiede temperature dell'ordine del milione di kelvin e densità del plasma molto elevate.
Vediamo in dettaglio il processo di fusione fredda: innanzitutto dobbiamo specificare che fusione, in fisica atomica, è il nome del processo in cui atomi leggeri come quelli dell’idrogeno e di un suo isotopo, il deuterio, si uniscono formando un atomo di elio. Nel processo viene generata una grande quantità di calore, quindi di energia. Affinché questo avvenga, si deve però vincere la forza di repulsione reciproca che esiste tra gli atomi. Nelle stelle il processo si innesca grazie all’elevata pressione e all’enorme temperatura (ciò che poi viene riprodotto nella fusione calda), e lo stesso vale per le bombe H (cioè all’idrogeno), dove le alte temperature sono ottenute con l’aiuto di una bomba a fissione. La Fusione fredda consisterebbe invece nel riuscire ad attivare questo processo chimico senza temperature dell'ordine del milione di kelvin e densità del plasma molto elevate. Rispetto al processo di fissione nucleare, quello di fusione fredda, comporta una maggior sicurezza in termini di nocività, emanazione di radioattività, produzione di scorie e soprattutto è apparentemente illimitato.
Ecco perchè oggi, dopo che molti stati si sono decisi ad abbandonare il nuclare tradizionale, si guarda con speranza alla ricerca sulla fusione fredda, dapprima abbandonata in quanto la scoperta di Fleischmann e Pons diede risultati contrastanti al momento della ripetizione in altri laboratori. Infatti, poiché la riproducibilità è un fattore essenziale per la definizione di un fenomeno scientifico, la fusione fredda fu in qualche modo considerata “cattiva scienza”, venendo di fatto abbandonata dalla maggior parte di ricercatori e laboratori. In pochissimi continuarono ad eseguire esperimenti nel pieno silenzio della comunità scientifica internazionale.
Con la conferenza internazionale sulla fusione fredda tenutasi a Boston nel 2003 però la situazione si ribaltò: vennero presentati diversi risultati positivi e gli accademici americani decisero di riproporre la questione al DOE (Department of Energy). Nel 2004 una commissione di referee ha emesso il suo verdetto: un significativo numero di loro ha ritenuto che il fenomeno era da considerarsi un effetto reale, non frutto di fantasia o di cattive misure, e che la materia meritava di essere studiata né più né meno come altre materie scientifiche.
Veniamo alle ultime vicende: recentemente l’azienda greca Defkalion Green Technologie ha annunciato che realizzerà la prima centrale nucleare con l’impiego della fusione fredda, sperimentata a Bologna qualche mese fa dall’ingegnere Andrea Rossi e dal professore Sergio Focardi. Il reattore per questo tipo di fusione, denominato E-Cat, da un’alimentazione di circa 400-450 Wh ed è in grado di produrre una quantità d’energia pari a 12 KWh, ossia circa 20 volte maggiore di quella utilizzata per la sua messa in funzione. Voci discordanti fissano la data di costruzione di questa prima, innovativa centrale tra il 2011 e il 2012.
In un mondo però che sembra volersi dirigere sempre più verso l’utilizzo di energia ottenuta da fonti pulite e rinnovabili, complici anche il disastroso terremoto e l'esplosione nucleare in Giappone del marzo scorso, c’è chi si ostina a puntare sulla ricerca di fonti energetiche insicure, esauribili e nocive. La fusione fredda potrebbe rappresentare invece un'alternativa.
Se riguardo al nucleare Germania e Svizzera hanno preso una posizione forte e chiara in materia, l’Italia lo ha fatto attraverso la voce del suo popolo con la vittoria dei SI a referendum: l'era dei finti miti del passato sembra dunque essere in declino, ma l'alternativa energetica va cercata e la fusione fredda sembra una strada percorribile.
Vedremo nei prossimi articoli perchè se ne parla molto e che posizione ha l'Italia nei confronti della fusione nucleare fredda, ma soprattutto quali sono i benefici e gli eventuali rischi... stay tuned!








