
La fusione fredda presenta indubbi vantaggi, ma anche qualche svantaggio: vediamoli...
Seconda tappa del nostro breve ma intenso viaggio nel mondo della fusione fredda: dopo aver chiarito di cosa si tratta e avervi svelato i nuovi passi avanti della ricerca sulla fusione fredda, oggi affronteremo l’aspetto dei rischi e dei benefici della fusione fredda anche se bisognerebbe parlare, almeno per il momento, di “presunti” rischi e “presunti” benefici.
Già, anche se l’eclatante annuncio della costruzione di una prima centrale a fusione fredda in Grecia entro il 2011 (o il 2012?) sembra aver rianimato i più accaniti sostenitori della “scoperta” di Fleischmann e Pons, bisogna rimanere con i piedi per terra in quanto di proclami affrettati e successivi passi indietro ne sono stati fatti fin troppi negli ultimi 22 anni.
Infatti, contro chi vuole presentare la fusione nucleare fredda come fonte migliore di energia rinnovabile c’è un nutrito numero di scienziati e ricercatori che ancora la definiscono una “bufala”, appositamente rispolverata nei momenti del bisogno. Certo, c’è da dire che il Sole e le altre stelle dell’universo vanno avanti da miliardi di anni attraverso processi chimici di fusione, ma ciò non significa che quella realtà sia riproducibile o tantomeno applicabile alla nostra innata voglia di energia elettrica.
Comunque, tra i vantaggi di una possibile applicazione futura di questa tecnologia c’è senza dubbio la mancata produzione di scorie radioattive e la rara emissione di raggi gamma. Questo non accade sempre, dipende dalla tipologia di elementi scelti per la reazione, ma rappresenterebbe di sicuro un passo avanti rispetto alla fissione nucleare o alla fusione nucleare calda. Inoltre c’è da dire che le attuali sperimentazioni richiedono impianti decisamente economici e di ridotte dimensioni. Nel caso che si dimostri la possibilità di sfruttamento del fenomeno, e solo allora, è ipotizzabile la realizzazione di sistemi di generazione compatti che potrebbero eliminare o quantomeno ridurre la necessità di una rete di distribuzione elettrica.
Veniamo ora agli svantaggi: primo tra tutti ovviamente la scarsa riproducibilità. Gli esperimenti più interessanti infatti, sia dal punto di vista del livello di quantità di energia termica prodotta che da quello del ridotto consumo dei componenti, hanno una riproducibilità abbastanza bassa (10-20% degli esperimenti). Una percentuale così bassa è assolutamente inaccettabile per poter essere presa in considerazione sia dalla totalità della comunità scientifica che, fattore paradossalmente più importante, a livello industriale. Inoltre alcune reazioni di fusione fredda, potrebbero produrre, per mezzo di reazioni di Trasmutazione LENR a bassa energia, nuovi elementi atomici assolutamente non presenti nei prodotti inizialmente partecipanti alla reazione. Essendo tali fenomeni del tutto sconosciuti ed imprevedibili, questo fatto, se verificato, potrebbe essere causa di potenziali problemi nell'utilizzo generalizzato di questa nuova tecnologia.
C’è infine da sottolineare, anche se non approfondiremo l’argomento perché sarà il fulcro del nostro terzo ed ultimo appuntamento con la fusione fredda, che molti istituti di ricerca, nazionali ed internazionali, hanno spesso posizioni altalenanti sull’argomento. Sembra che si arrivi sempre al momento dell’eclatante annuncio, poi si ritratta, si fanno passi indietro, ci si chiude in uno strano “silenzio stampa”. Staremo a vedere…stay tuned su YesLife!








