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Gelo e freddo: colpa dello scioglimento dei ghiacci

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inverno

Il freddo di questi giorni e la nuova ondata di gelo in arrivo pare abbia una causa: lo scioglimento dei ghiacci artici

Ve lo abbiamo detto tante volte che i cambiamenti climatici sono pericolosi e oggi ne abbiamo una nuova prova. Lo scioglimento dei ghiacci artici, infatti, sarebbe la causa del freddo intenso che ci troviamo a sopportare in questi giorni in Italia e anche nel resto d’Europa.
Insomma, il troppo caldo sta generando il troppo freddo!

A dirlo sono i ricercatori tedeschi dell’Istituto Wegener dell’Associazione Helmholtz, secondo i quali lo scioglimento estivo record della calotta del polo Nord ha modificato la circolazione atmosferica artica. In pratica sono stati alterati venti e pressione che hanno causato un indebolimento dell’anticiclone delle Azzorre e l’aria polare si è potuta espandere liberamente sul nostro continente.
Lo studio è stato pubblicato dalla rivista Tellus A ma non sarebbe l’unico ad essere arrivato a questa conclusione, già da un po’, infatti, tutto ciò veniva affermato da un'altra ricerca americana indipendente (i cui risultati sono apparsi su Environmental Research Letters), secondo cui il gelo invernale è da mettere in relazione con il forte riscaldamento al quale sono state sottoposte le regioni artiche nei mesi di luglio, agosto e settembre.

albatros

Mentre noi congeliamo di freddo, però, dall’altra parte del mondo, c’è anche chi del cambiamento climatico si è avvantaggiato. Si tratta degli albatros urlatori, i grandi uccelli marini che vivono nell’emisfero australe. Secondo Nicola Saino, professore ordinario di ecologia al dipartimento di biologia dell’Università degli studi di Milano, l’aumento d’intensità dei venti che spirano da ovest soprattutto nella fascia dell’oceano Indiano più vicina all’Antartide avrebbe determinato un incremento del 10-20% del peso corporeo degli albatros, così che essi, divenendo più pesanti, riuscirebbero meglio a contrastare il vento e a spostarsi per voli più brevi, rientrando quindi rapidamente al nido, così da riuscire a procacciarsi il cibo con più efficienza e ad allevare la propria prole con maggiore successo. I dati raccolti, infatti, dimostrerebbero che, se nel 1970 nascevano pulcini vivi dal 66% delle uova, già nel 2008 questa percentuale è salita al 77 %.
Tuttavia, le previsioni per il futuro non sono rosee neanche per gli albatros perché ulteriori cambiamenti climatici e dell’intensità dei venti potrebbero compromettere questo felice equilibrio.

Diana Comari


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