Impronta ecologica: cos'è?

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L’Impronta Ecologica (dall'inglese "ecological footprint) è una vera e propria  unità di misura che osserva quanta superficie in termini di terra e acqua la popolazione umana necessita per produrre, con la tecnologia disponibile, le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti prodotti.
Quando si è parlato per la prima volta di "impronta ecologica"? Il termine è stato coniato nel 1990 da Mathis Wackernagel e William Rees dell’Università della British Columbia, ed oggi è comunemente preso come riferimento da scienziati e governi per monitorare l’uso delle risorse ecologiche e promuovere lo sviluppo sostenibile; il wwf calcola ogni anno l'impronta ecologica, pubblicandone i risultati nel suo Living Planet Report.
Ad oggi ciò che la popolazione umana consuma ogni anno, in termini di risorse naturali, è più di quanto la terra può rigenerare nello stesso arco temporale: sarebbe necessario ridurre i nostri consumi per riadattarli alle reali capacità della terra.
Dalle ultime misurazioni dell'impronta ecologica umana, il wwf ha dedotto che, continuando a sostenere gli stessi ritmi di consumo, nel 2030 avremmo bisogno di due pianeti per soddisfare la richiesta mondiale di risorse: questo sovrautilizzo di risorse rappresenta una grave minaccia non solo al benessere ambientale, ma anche a quello delle nuove generazioni: minaccia purtroppo a lungo sottovalutata.
E se pensiamo al fatto che il consumo di risorse non è uniforme, ma che solo il 20% della popolazione mondiale è responsabile dell'80% del consumo di risorse disponibili, dovremmo davvero riflettere sulla nostra impronta ecologica.
Solo nel 2006, considerando una biocapacità media mondiale che è di 1,78 ettari pro capite, negli USA si riscontrava un'impronta media pari a 9,6 ettari, a fronte di paesi come Etiopia che invece richiedevano risorse pari a 0,8 ettari pro capite. E' ovviamente auspicabile che anche i paesi sottosviluppati possano giungere ad un livello di benessere diffuso; ma cosa succederebbe se anche un etiope, o un indiano cominciasse a consumare risorse quanto uno statunitense, o quanto un europeo? Probabilmente è lo statunitense a dover ridurre il proprio consumo di risorse, e non il contrario.

Maria Amatulli