
L'acqua è un bene indispensabile per la vita dell'uomo. Eppure, da troppo tempo, si susseguono notizie poco confortanti sui livelli di inquinamento delle acque dei mari, dei fiumi, dei laghi e, purtroppo, anche quella che ci arriva dai rubinetti. L'ultima notizia sulla presenza di arsenico nell'acqua è recentissima così come è recentissima e sempre crescente la preoccupazione per le notizie che ci giungono dalla nave Concordia all'Isola del Giglio.
Gli scarichi industriali sono i principali sono i principali fattori di inquinamento delle nostre acque, seguiti da quelli agricoli e poi dai liquami urbani e, infine i pulviscoli tossici e gli acidi presenti nell'aria e portati giù dalle piogge.
Oggi, però, oltre alle normative antinquinamento (sempre più stringenti) abbiamo a disposizione diverse teconologie per cercare di correre ai ripari e arginare, per quanto possibile, l'inquinamento delle acque.
Prendiamo ad esempio la nave Concordia; lo abbiamo visto nelle immagini di tutti i telegiornali di questi giorni: per cercare di contenere il danno ambientale, sono state poste nell'area circostante delle "barriere galleggianti" (simili a quelle che potete vedere in questa foto). Si tratta barriere composte da materiali appositi (resistenti ai raggi U.V. e agli agenti marini) e coordinate da sistemi tecnologici e applicazioni che consentono molteplici sistemi di controllo antinquinamento, oltre che una certa rapidità della messa in funzione della barriera stessa. Per questo motivo, di solito, sono concepite per impieghi temporanei in mare aperto ed hanno, per la loro particolare costruzione, la possibilità di venir fabbricate in pezzature molto lunghe. Il telo incorpora, in apposite tasche ricavate al suo interno, speciali elementi di galleggiamento che consente loro di stare in acqua rigidamente.
Altri tipi di barriere (come quelle di questa foto), invece, vengono realizzate con materiali adatti a restare permanenti (per zone quindi sempre esposte ai rischi dell'inquinamento), in questo caso le strutture sono più "pesanti" e fatte di acciaio e bulloni.

E se le barriere non bastano? A Livorno è stato da poco presentato Hydronet, il progetto elaborato dalla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa - a cui hanno partecipato cinque istituzioni pubbliche di Italia, Svizzera, Slovenia e Israele e cinque aziende private (due italiane, una russa, una norvegese e una slovena) - che consiste in una flotta di barchette robot che combattono l'inquinamento. Si tratta di barchette di meno di due metri per 80 chili, abili fino a mare forza 3 e vento a 10 nodi, operative fino a 15 chilometri lungo i fiumi e a 20 sulla costa, con campionamenti fino a 50 metri di profondità. Sul sito del progetto sono disponibili tutti i dettagli.
La flotta, formata da 3 natanti e 5 boe, dovrebbe navigare in lagune e nei laghi per localizzare le sorgenti inquinanti, attraverso dei sensori miniaturizzati. Questi sono capaci di rilevare diversi inquinanti, dai cromati al cadmio, ma anche mercurio, petrolio e altri idrocarburi. La messa all'opera partirà a brevissimo proprio nella zona di Livorno. Aspetteremo curiosi i risultati!
Diana Comari








