Allarme inquinamento. Plastica rinvenuta negli squali elefanti

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È la plastica proveniente dai rifiuti abbandonati in mare ad essere stata rinvenuta nei muscoli di alcuni squali elefanti. Più precisamente si tratta di ftalati, sostanze chimiche utilizzate durante la lavorazione.

A confermarlo è lo studio OSE (acronimo che sta per Operazione Squalo Elefante) realizzato dall’ associazione MedSharks e dal Settore Conservazione Natura di CTS con il sostegno della Fondazione Principe Alberto II di Monaco e dell’Associazione Italiana della Fondazione Principe Alberto II di Monaco ONLUS.

Insomma per la prima volta viene dimostrato come anche la plastica possa entrare nella catena alimentare e contaminare così i tessuti organici. E non stiamo parlando di tartarughe o delfini intrappolati nelle maglie di qualche rete, ma di un pesce che si nutre esclusivamente di plancton.

Come ha confermato Eleonora de Sabata, la coordinatrice del progetto: “Per la prima volta al mondo, i risultati mostrano come i rifiuti abbandonati in mare abbiano contaminato anche il pesce piu grande del Mediterraneo: lo squalo elefante. Questo grande squalo, un gigante che raggiunge gli 8-9 metri di lunghezza, si ciba esclusivamente di plancton ma inghiotte allo stesso tempo la plastica che galleggia copiosa in mare”.

Un gigante contaminato dalle mani dell'uomo, con chissà quali conseguenze: “I tossicologi dell'Universita' di Siena, che collaborano al progetto, hanno trovato in questi squali tracce di ftalati - additivi aggiunti alla plastica durante la lavorazione: segno inequivocabile che gli squali, oltre ad avere inghiottito la plastica, l'avevano anche assimilata. Con quali effetti non e' ancora chiaro, ma queste sostanze possono alterare la produzione di ormoni”.

La ricerca dovrà quindi continuare per approfondire eventuali conseguenze per questi “giganti buoni”, abitanti del Mare Nostrum: “Occorre assicurare a questi straordinari animali – ha dichiarato Stefano Di Marco, Vice Presidente Nazionale del CTS – che rappresentano una grande ricchezza in termini di biodiversità adeguate misure di conservazione”.

La prossima volta che avete in mano un qualsiasi oggetto di plastica che non vi serve più, pensate bene a dove lo gettate, così da evitare che finisca nello stomaco di qualche ignaro animale.

Rudi Bressa