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Isola del Giglio a rischio, l'allarme di Greenpeace

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L'associazione ambientalista ha ispezionato i fondali dell'isola del Giglio, al largo dell'Argentario, trovandovi rifiuti abbandonati e gorgonie danneggiate.

L'Isola del Giglio come una pattumiera. L'allarme sullo stato di salute della perla del Tirreno è stato lanciato da Greenpeace, che ha denunciato il pessimo stato in cui versano i fondali dell'isola al largo dell'Argentario. Alla fine di ogni stagione balneare, tuona l'associazione, le acque sommerse del Giglio si trasformano in vere e proprie discariche, pagando dazio al turismo di massa e all'assenza di controlli. «Troppo spesso sotto la superficie del mare si nasconde ciò che non vogliamo vedere – ha commentato Giulia Monti, responsabile della campagna “Mare” di Greenpeace - rifiuti, sostanze inquinanti, fondali distrutti da attività di pesca e ricreative ben poco rispettose dell’ambiente».
A rafforzare la denuncia degli ambientalisti, un dossier fotografico che ritrae, appunto, la spazzatura abbandonata sui fondali e i danni causati da diportisti e pescatori sulla fauna e sulla flora sommerse.
Solo a Cala Cupa, uno dei punti di immersione più amati dell'isola, i subacquei dell'associazione hanno rinvenuto oltre 200 bottiglie di plastica, oltre a scarpe, lattine in alluminio e addirittura rifiuti ingombranti, tra i quali uno stereo e una lavatrice. Di qui la denuncia, scattata non solo per la preoccupante quantità di immondizia che giace sotto le acque cristalline del Giglio, ma anche per i danni ai fondali che gli stessi volontari di Greenpeace hanno documentato: gorgonie spezzate e altri evidenti segni di degrado causato da ancoraggi impropri. Eppure, sottolinea l'associazione ambientalista, per evitare problemi basterebbe posizionare in giro delle boe per l'ancoraggio, oltre naturalmente ad aumentare i controlli.
Proprio quello della sorveglianza rappresenta, secondo Greenpeace, il nodo cruciale dell'intera vicenda, dal momento che al Giglio «non vi sono regole specifiche contro l'inquinamento, nessuna misura per limitare il traffico marittimo nelle zone più sensibili o controlli per evitare l'abbandono di rifiuti dalle imbarcazioni». Eppure l'isola si trova nel bel mezzo del Santuario dei cetacei, un'area marina protetta istituita dieci anni fa che riveste un'importanza strategica per la conservazione di balene e delfini del Mediterraneo. Una ragione in più perché i fondali dell'Isola del Giglio vengano sorvegliati e monitorati. «Invece - denuncia Greenpeace - il degrado aumenta e i cetacei nel santuario diminuiscono sempre più». Con gravi conseguenze non solo sul piano ambientale, ma anche sull'economia isolana, che al mare e al turismo è legata in maniera indissolubile.

Silvana Santo

 


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