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La triste storia del Lago d’Aral




All’inizio degli anni ’60, l’Unione Sovietica iniziò a deviare le acque dei due fiumi principali della zona, Syr Darya e Amu Darya, sulle aride pianure del Kazakistan, dell’Uzbekistan e del Turkmenistan, in modo da trasformare il deserto in fattorie per la produzione di cotone e varie colture.

Prima che il progetto partisse, i due fiumi scendevano dalle montagne, passavano attraverso il deserto del Kyzylkum e si riunivano nella parte più bassa del bacino formando il Lago d’Aral, il quarto più grande al mondo.

Il deserto fiorì, ma il Lago d’Aral venne devastato. All’inizio del 2000, il lago si era notevolmente ridotto rispetto agli anni antecedenti al progetto. La parte Nord, quella più piccolo, si separò dalla parte Sud, quella più grande.

Negli anni successivi, le tenue connessioni che univano i due laghi sparirono completamente. Dal 2009 al 2018, a causa anche della siccità verificatasi nella zona, il livello delle acque scemò rapidamente. Addirittura, nel 2014, il lobo orientale della parte Sud era completamente scomparso. Nel 2018, lo scioglimento delle nevi stagionali in primavera riuscì a rendere i livelli del lago meno bassi.




Il prosciugamento del Lago d’Aral causò il crollo repentino della pesca, sostentamento primario della comunità che vive nella zona. L’acqua, che divenne sempre più salata, venne contaminata da pesticidi e fertilizzanti, e divenne pericolosa per la salute dei residenti. Inoltre il sale, quale residuo del prosciugamento, si depositò sui campi, degradando così il terreno. Per sciacquare le colture, vennero utilizzate quantità cospicue di acqua di fiume. A livello climatico, un elemento moderatrice come il lago d’Aral causò inverni più rigidi ed estati più calde e secche.

Per salvare una parte del Lago d’Aral, il governo del Kazakistan fece costruire una diga tra le parte settentrionale e quella meridionale. I lavori terminarono nel 2005 e portarono dei leggeri miglioramenti nel corso degli anni. Nella parte Nord del lago, la pesca è ripresa, ma non certamente ai livelli di 40 anni prima.




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