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Legge salvaciclisti: dalla campagna sui social ai banchi del parlamento

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La campagna Salva Ciclisti, o #salvaciclisti per chi l'ha twittata, ha avuto talmente tanto seguito che si è trasformata in proposta di legge. A prova del fatto che la mobilitazione porta sempre i suoi frutti!

Ha cominciato il The Times, ha proseguito l'Italia: perché l'eco della campagna 'salva ciclisti', con lo zampino dei social network e della Rete, non poteva restare inascoltata; soprattutto in un Paese come il nostro, che per clima e per geografia ben si presta all'uso delle bici in città.

L'iniziativa di sostenere, con una legge ad hoc, l'incolumità dei ciclisti ha dunque riscosso talmente successo che si è approdati, proprio in questi giorni, all'idea di una legge bipartisan a sostegno della sicurezza su due ruote. Il punto di partenza resta sempre il manifesto di 8 punti lanciato dal quotidiano inglese, che ha visto un membro della sua redazione subire una tragedia personale proprio in bici (una redattrice è stata investita da un camion ed è tuttora in coma).
In Italia, un caso analogo è successo solo poche settimane fa, dopo che una donna è stata scippata in centro a Milano mentre era bordo della sua bici, finendo in condizioni di salute disperate. Lo sapevate? Il nostro Paese, secondo le statistiche, è al terzo posto in Europa per mortalità di ciclisti.

Sì, si sentiva davvero il bisogno di regole precise: non solo per mettere la parola fine a situazioni tragiche, ma per rispettare e gestire, nel quotidiano, i semplici e chiari bisogni di chi sceglie di camminare su due ruote, peraltro in maniera ecologica e sostenibile.

Ed ecco gli 8 punti a tutela dei ciclisti:

  1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.

  2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.

  3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.

  4. Il 2% del budget dell’Anas dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.

  5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.

  6. Trenta km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.

  7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays.

  8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

Su questi stessi punti, diffusi e sottoscritti a catena da tantissimi blog e sui social network, si basa anche il progetto di legge presentato dal Senatore del Pd Francesco Ferrante e già firmato da 61 Onorevoli di ogni parte politica, Lega esclusa.
In un totale di 11 articoli (qui il testo completo), si prevede una lunga serie di cambiamenti soprattutto a carico del traffico automobilistico, che vanno dal "obbligo per gli autoarticolati di dotarsi di strumenti tecnici a tutela della mobilità ciclistica" ai test di guida che abbiamo obbligatoriamente "corsi di formazione, atti a migliorare la sicurezza per quanti usufruiscono della mobilità ciclista. La partecipazione ai corsi diventa requisito obbligatorio per il conseguimento della patente di guida".

Ci auguriamo che questa legge diventi presto una realtà, e facciamo i complimenti a tutti i suoi sostenitori, perché hanno saputo utilizzare gli strumenti più giusti per dare seguito alla loro giusta causa.

Marina Piconese

 


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