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Marea nera, in Nuova Zelanda è catastrofe ecologica

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La nuova marea near in nuova Zelanda mostra quanto l'uomo può danneggiare l'ambiente che lo ospita

Brutte notizie dall'altra parte del mondo. Sette giorni dopo che Rena, una nave porta-container lunga 263 metri battente bandiera liberiana, si è arenata sulla barriera corallina della Bay of Planty in Nuova Zelanda, la catastrofe ecologica sembra inarrestabile. Sul posto sono arrivati 250 scienziati da tutto il mondo, ciononostante la vita di pinguini blu, uccelli marini e pesci è ancora fortemente minacciata. Decine di esemplari sono già morti. E la "marea nera" si espande a macchia d'olio nel mare blu, una volta incontaminato.

Il premier neozelandese John Key sorvola in elicottero la zona e guarda quella macchia nel suo ex-paradiso, interrogandosi mille e mille volte su come possa essere accaduto un incidente di tali, gravissime, proporzioni ambientali, il peggiore nella storia del suo Paese. Tanto più che gli armatori, della compagnia greca Costamare, ancora non hanno fornito alcuna spiegazione ufficiale riguardo alle dinamiche di quello sfortunato 5 ottobre. Anche se il loro cargo, pare, per diversi malfunzionamenti era già stato segnalato in Cina e in Australia dalle autorità portuali.
Ma il danno è ormai fatto, e l'ambiente ha ricevuto ancora una volta una pesante sconfitta: la marea nera è ormai larga 6 km, la spiaggia di Tauranga è sempre più vicina; lì attendono più di 100 volontari, pronti a mettere in salvo la fauna. Sono già finite in mare 300 tonnellate di petrolio, e il rischio è che la stessa cosa accada alle altre 1700 tonnellate, che sono ancora a bordo di Rena: perché il vento è forte, il maltempo non dà tregua e le onde sono alte ben 5 metri. Sarebbe, come sempre, il paradiso dei surfisti; eppure, se una di queste onde dovesse raggiungere la petroliera, che è già di gran lunga inclinata, questa potrebbe spaccarsi e perdere tutto il carburante rimasto a bordo. Allora il disastro sarebbe davvero irreparabile e definitivo, e l'intero ecosistema marino della zona andrebbe incontro alla distruzione. Le operazioni di recupero potrebbero richiedere anche diversi mesi.

Vi terremo aggiornati.

Marina Piconese

 


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