Riparte come ogni anno la mattanza dei delfini in Giappone: anche Frattini condanna questa barbara pratica annuale
Come ogni primo settembre, anche quest'anno, in Giappone, quella che ormai è stata ribattezzata "baia della morte" si tinge di rosso.
Il rosso del sangue di migliaia di tursiopi, grampi, globicefali che perdono la vita a causa della mattanza dei delfini.
Alcuni esemplari, poche decine di delfini giovani e forti, vengono presi vivi e venduti ai delfinari del mondo. Gli altri, almeno 20mila all’anno, diventano oggetto di una crudele carneficina , uccisi per essere venderne la carne, spesso spacciandola per carne di balena (apprezzatissima in Giappone).
La mattanza è balzata agli occhi dell'opinione pubblica da quando il documentario «The Cove» («La Baia»), fu presentato e premiato all’edizione 2009 del Sundance Film Festival (eccone il cui trailer).
Tutto il mondo si è mobilitato da ieri contro la mattanza dei delfini in Giappone: gli attivisti della Protezione Animali presidiano la sede dell'ambasciata giapponese insanguinati e vestiti a lutto, innumerevoli associazioni portano avanti campagne contro questa annuale crudeltà gratuita, e sul web il tam tam di indignazione e proteste si fa sempre più forte.
Tanto che anche Frattini, il Ministro degli Esteri italiano, condanna la mattanza: "Ho deciso di inviare il nostro ambasciatore a Tokyo per un passo formale, per dire loro che l'opinione pubblica italiana vede con grande preoccupazione e con un sentimento di profonda tristezza queste immagini - ha detto Frattini - l'opinione pubblica italiana avrebbe grande desiderio di un gesto giapponese che facesse cessare questa carneficina".
Maria Amatulli









